Il Diritto Di Sapere non finisce qui

Diritto Di Sapere compie cinque anni e comincia una nuova fase perché, dopo un lustro tanto entusiasmante quanto impegnativo, ho deciso di non esserne più presidente. Credo, infatti, che sul fronte della trasparenza e dell’accesso all’informazione ci sia ancora molto da fare in Italia e questa sfida meriti di essere affrontata con le energie e la dedizione che merita.

Lascio la guida di questa piccola ong con la certezza che oggi Diritto Di Sapere è arrivata più lontano di quanto abbia mai sperato. Quando in un torrido luglio del 2012, insieme a Helen Darbishire finalmente registrammo a Milano l’associazione ideata insieme ad Andrea Menapace, avere un Freedom of information act italiano sembrava un miraggio lontano almeno dieci anni. Da qualche anno chiedevo l’accesso a documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni senza  risultati con la legge 241/90. Quando spiegavo che in altri paesi c’era una cosa chiamata Foia, la risposta più comune era “Eh?”, che a Roma veniva anche accompagnata da qualche ammiccamento.

Oggi il Foia è legge. Il merito di questo, credo sia giusto dirlo, è anche un po’ di ciò che insieme a molti amici e collaboratori (un grande grazie ad Arianna Ciccone e Chris Potter per averci aiutato a partire e sempre dato amplissimo spazio a tutte le edizioni del Festival del Giornalismo) abbiamo fatto qui a Diritto Di Sapere.  Ma va anche detto subito che non sarebbe stato un successo possibile senza due condizioni.

La prima è l’apertura (forse un po’ incosciente) di Matteo Renzi il 24 febbraio 2014, quando nel suo discorso di insediamento dichiara di voler dare all’Italia un Freedom of Information Act. I colori governi e i partiti possono piacere o meno, ma certe finestre di opportunità vanno colte.

La seconda, e forse più importante, conditio sine qua non, è l’impressionante compagine delle 30 associazioni tra le quali Transparency International con Davide Del Monte, Cittadini Reattivi con Rosy Battaglia e Riparte il Futuro con Eugenio Orsi e Federico Anghelé, che hanno sostenuto l’iniziativa Foia4Italy lanciata da Ernesto Belisario (qui una bella cronologia creata da Elisa Murgese) di cui DDS ha aiutato a tenere le fila. I complici e gli alleati, nel portare avanti la campagna del Foia sono troppi per elencarli tutti, ma vanno certamente ricordati David Cabo di Civio e Beatrice Costa di ActionAid oggi parte del Board di DDS, Eszter Filippinyi di Osife, che ci ha seguito con grandissima pazienza per questi anni; Anna Ascani e Paolo Coppola, i primi parlamentari all’interno dell’Intergruppo Innovazione che hanno prestato orecchio al Foia e hanno steso la proposta di legge che ha innescato poi l’iter legislativo; Alessandra Poggiani che a “Digital Venice” ospitò il kick-off di Foia4Italy; la Ministra Marianna Madia e il suo staff che – anche su suggestione dell’allora Digital Champion Riccardo Luna – si sono aperti al confronto con Foia4Italy; Luca De Biase, che non ha risparmiato endorsement pubblici, consigli e preziose osservazioni al nostro lavoro; Massimo Russo che, da direttore di Wired, ha incoraggiato le inchieste basate sulle richieste di accesso; Alessandra Galloni che per prima portò DDS sulle pagine del WSJ; Gavin Sheridan che non si tira mai indietro per spiegare come funziona il Foia all’Estero; Toby Mendel e Ben Worthy le cui review alle proposte di legge italiane sono state preziosissime; i tanti giornalisti come Arturo Di Corinto, Alessandro Longo su Repubblica, Thomas Mackinson, Mario Portanova, Guido Scorza e Stefano Feltri su Il Fatto Quotidiano e Fabio Chiusi su Valigia Blu (nel gennaio 2016 gli scoop  de Il Fatto Quotidiano e Valigia Blu sul testo segreto del decreto sulla trasparenza ha imposto il Foia come tema politico).

Quella di DDS è stata  prima di tutto un’azione di lobbying civico nata, come ho sempre dichiarato, da un mio interesse genuinamente egoistico. Come giornalista volevo strumenti migliori per accedere alle fonti documentali che i miei colleghi americani e britannici ottenevano senza problemi. La differenza tra la battaglia personale e la campagna nazionale l’hanno fatta tutta i compagni di strada in questa impresa che le hanno dato corpo e respiro, ma anche una portata più ampia.

Mi piace pensare, infatti, che DDS sia stata anche, almeno in una certa misura, un’operazione culturale che ha fatto fare un piccolo passo avanti al modo di pensare nelle istituzioni e nella società civile e quindi al nostro paese, come abbiamo raccontato insieme a Ernesto Belisario in Silenzi di Stato – Storie di trasparenza negata e di cittadini che non si arrendono. Credo che sia anche la prova che l’Italia non sia immobile ma possa cambiare se spingiamo abbastanza forte e abbastanza numerosi nella direzione giusta.

Il percorso di DDS per espandere la trasparenza e il diritto all’accesso continua ora sotto la guida di Andrea Menapace, e grazie al lavoro di Claudio Cesarano ed Elisa Murgese, autori di Ignoranza di Stato, il primo  monitoraggio sull’applicazione del Foia in Italia e oggi al lavoro per completare la piattaforma CHIEDI.

A loro va un grandissimo in bocca al lupo perché, come dice il regista Michael Moore: “La democrazia non è uno sport da spettatori!“.

 

 

 

 

Vuoi sapere quanto spende la Commissione Europea in viaggi? Chiedilo insieme ad Access Info!

PARTECIPA ALLA CAMPAGNA

Oggi Access Info Europe ha lanciato una campagna pubblica di invio di richieste di accesso all’Unione Europea per ottenere tutte le informazioni sulle spese di missione dei Commissari Europei.

La campagna nasce dalla richiesta inviata da Alba Gutierrez, membro del team di Access Info, che ha svelato come il Presidente della Commissione Jean-Claude Juncker abbia speso €63,000 per un aerotaxi in occasione della riunione del G20 in Turchia.

Allo stesso tempo, i contratti tra la Commissione e le compagnie aeree private, che forniscono questi servizi, sono stati negati ad un altro attivista di Access Info, Andreas Pavlou.

Foia al via, la trasparenza in Italia è più facile

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di Guido Romeo

Oggi 23 dicembre, chiedere l’accesso alle informazioni in possesso dello Stato italiano è improvvisamente diventato più semplice. Non bisogna più giustificare il proprio interesse o dimostrarsi parte interessata di un procedimento amministrativo. Cosa è successo? È finalmente entrato in vigore il primo Freedom of Information Act italiano approvato lo scorso maggio.

È vero, tra allerte al terrorismo e grandi salvataggi bancari, l’entrata in vigore di una legge sulla trasparenza non ha nessuna speranza di conquistare le prime pagine, ma questo Foia fa un regalo importante a tutti gli italiani: un nuovo diritto. Anzi mi correggo, è un regalo non solo agli italiani, ma a tutti perché viene data “libertà di accesso a chiunque ai dati e ai documenti” di amministrazioni pubbliche agenzie statatali e a gran parte delle partecipate.

Intendiamoci, il nuovo Foia è tutt’altro che perfetto, come DDS e altre organizzazioni hanno sottolineato, ma è un passaggio importante per un paese come il nostro, fino a quelche mese fa relegato alle ultime posizioni (97imi su 101) delle classifiche RTI sulla trasparenza di cui abbiamo appena scalato oltre 40 posizioni.

Ma ora la cosa più importante è un’altra: usare il nostro diritto all’accesso!

#AccessToInfoDay: tre occasioni per non abbassare la guardia sul diritto di sapere

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di Claudio Cesarano

Come in una memorabile congiunzione astrale, sono tante le ricorrenze che si allineano in questo 2016 in tema di accesso alle informazioni.

La prima legge sul diritto d’accesso, battezzata in Svezia, compie esattamente 250 anni.
Il Foia americano, altra pietra miliare, arriva al suo 50esimo anniversario preceduto lo scorso Gennaio dalla riforma Obama che ne ha esteso notevolmente i poteri.  

Infine per la prima volta l’Unesco promuove il 28 settembre come “International Day for the Universal Access to Information”: la ricorrenza nata nel 2002 col nome di “Right To Know Day” grazie a un gruppo di attivisti riceve ora il riconoscimento che merita.

#AccessToInfoDay – Comunicato della RTI Coalition Europea

 

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Madrid, 28 settembre 2016Nella Giornata Internazionale del Diritto di Accesso alle Informazioni – la prima ad essere ufficialmente riconosciuta dall’Unesco – i gruppi della società civile che si occupano di diritto di sapere denunciano la mancanza di trasparenza dei processi democratici che contribuisce ad alimentare la sfiducia e il populismo demagogico in Europa.

I risultati di recenti monitoraggi condotti dalle organizzazioni della società civile hanno mostrato come, nonostante si siano fatti notevoli progressi – al mondo esistono 111 leggi sul diritto alle informazioni e i governi pubblicano regolarmente i dati sulle spese e sui servizi – ad oggi esistono ancora molti limiti alla trasparenza nei processi decisionali. Limiti che stanno nascondendo la maggior parte delle attività governative dall’esame della società civile.

I gruppi hanno riportato che uno dei maggiori ostacoli all’amministrazione aperta (o open government) è la mancanza di documenti di archivio: non sono registrate le liste degli incontri tra ufficiali pubblici e i resoconti degli stessi, non c’è traccia degli scambi avvenuti con i lobbisti e le decisioni vengono prese senza dare le dovute giustificazioni o presentando delle prove a sostegno.

OGP: un’occasione per la trasparenza italiana

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Trasparenza, partecipazione e innovazione.
Intorno a questi tre temi si è sviluppato ieri il primo incontro del Forum permanente sull’open government: oltre 70 rappresentanti della società civile – compreso Diritto di Sapere e tutte le organizzazioni promotrici di Foia4Italy – delle camere di commercio e delle associazioni categoria sono stati invitati dal Ministro Madia per contribuire al rilancio dell’impegno italiano nell’Open Government Partnership.

Nata nel 2011, l’Open Government Partnership (OGP) è un’iniziativa internazionale che coinvolge 69 Paesi che si impegnano a realizzare azioni concrete per aumentare l’apertura e la trasparenza delle amministrazioni nei confronti dei cittadini: questa missione viene definita concretamente attraverso la stesura e l’applicazione, in collaborazione con la società civile, di un piano di azione biennale. Arrivata alla fine del suo secondo ciclo, la partecipazione dell’Italia all’OGP è stata piuttosto scostante ma ha dato anche alcuni risultati di valore come la creazione del portale Open Coesione, progetto che si è classificato quarto negli Open Government Awards 2014.

L’obiettivo ora è quello di scrivere entro metà luglio un piano d’azione che sia ambizioso ma allo stesso tempo realizzabile in tempi ben definiti: la scommessa è quella di arrivare al Global Summit di Parigi (7 Dicembre) con dei risultati concreti da mostrare alla comunità internazionale. L’impegno della società civile è fondamentale per la riuscita di questa iniziativa e, come dichiarato dallo stesso Ministro, l’obiettivo è quello di replicare e ampliare il modello di partecipazione iniziato col coinvolgimento di Foia4Italy e delle altre organizzazioni attive sul tema dell’accesso.

Nelle prossime settimane si creeranno tre tavoli di lavoro coordinati dall’Avv. Ernesto Belisario che riuniranno rappresentanti delle pubbliche amministrazioni e della società civile per stabilire le priorità del piano di azione italiano su tre macrotemi

  1. Trasparenza e open data
  2. Partecipazione e accountability
  3. Innovazione e cittadinanza digitale

In questo quadro l’accesso alle informazioni è un tema assolutamente centrale: il Ministro ha definito questo diritto come l’architrave del sistema di open government e garanzia essenziale per l’equità e la lotta alle diseguaglianze; ha inoltre aggiunto che “le pubbliche amministrazioni saranno stimolate, quasi costrette, a lavorare in modalità open per gestire la mole di richieste di accesso da parte dei cittadini”.
Ma ancora si deve fare molto per far funzionare il FOIA, sottolineano molti rappresentanti, e l’Open Government Partnership potrebbe essere lo spazio perfetto per ottenere maggiori garanzie.

Già ieri il dibattito è stato vivace e ricco di proposte su vari fronti: rendere disponibili i dataset strategici (trasporti, beni culturali), integrare innovazioni come SPID in chiave di partecipazione e semplificazione, riavviare i progetti mai completati dei precedenti piani d’azione, valorizzare l’offerta di software open source.

Le prossime sei settimane potrebbero essere, quindi, determinanti per definire un nuovo percorso in tema di trasparenza e per scoprire se l’esperienza di Foia4Italy può essere replicata su più larga scala.

L’Italia ha un Freedom of Information Act

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Con l’approvazione del Decreto Trasparenza da parte del Consiglio dei Ministri l’accesso alle informazioni  è riconosciuto come diritto di cittadinanza in linea con quanto avviene in oltre 90 Paesi al mondo.

Il primo Foia italiano è stato possibile anche grazie alle pressioni che Foia4Italy – la rete di cui fa parte Diritto di Sapere e che riunisce oltre 30 organizzazioni della società civile – attua da due anni su Governo e Parlamento. La dimostrazione che l’unione di associazioni, attivisti ed esperti, fa la forza è l’adesione di oltre 88 mila cittadini alla nostra petizione per una legge evoluta sulla trasparenza.

Il testo pubblicato da diverse testate nelle ultime ore mostra che il contributo della società civile è stato determinante nel rendere il decreto un “vero FOIA”, risolvendo molte delle criticità presenti nella versione approvata in via preliminare lo scorso 20 gennaio. Valutiamo positivamente il recepimento di molti di quelli che abbiamo definito “punti irrinunciabili” per un vero FOIA:

  1. l’eliminazione del “silenzio-diniego”, che sollevava le amministrazioni dall’obbligo di motivare il rifiuto all’accesso,
  2. l’eliminazione dell’obbligo per i richiedenti di identificare “chiaramente” i documenti oggetto dell’istanza di accesso,
  3. Il riconoscimento della gratuità dell’accesso in formato elettronico e cartaceo, limitando il rimborso ai costi documentati per  “riproduzione su supporti materiali”,
  4. La previsione di rimedi stragiudiziali, gratuiti e veloci, per i casi di mancata o negativa risposta,
  5. La previsione di linee guida operative che orienteranno le amministrazioni in un’omogenea e rigorosa applicazione delle nuove norme.

Non mancano tuttavia le criticità. Colpisce, in particolare, l’assenza di sanzioni chiare e rigorose per i casi di illegittimo diniego di accesso (che pure la legge delega della riforma Madia aveva previsto) e ci preoccupano l’eliminazione di alcuni obblighi di pubblicazione previsti dalla legge 33/2013 e la formulazione delle eccezioni ancora troppo generiche – come ad esempio nel caso degli “interessi pubblici inerenti la politica e la stabilità economica e finanziaria dello Stato” – che si prestano ad essere alibi per le amministrazioni che non hanno voglia di fare vera trasparenza.

Siamo però fiduciosi che, anche grazie alle linee guida di ANAC e al metodo di dialogo con la società civile inaugurato con questo decreto, nei prossimi sei mesi (e cioè prima della piena operatività della norma) questi profili potranno essere affrontati e risolti.

La nostra campagna, infatti, non è ancora terminata. Adesso  comincia la fase più delicata, quella dell’attuazione, che – per essere efficace e proficua – dovrà vedere il rafforzamento del metodo di partecipazione e collaborazione avviato nella fase di scrittura del decreto. Siamo quindi sicuri che il Ministro Madia manterrà la promessa e ci convocherà per i prossimi passi:

  1. Stesura delle linee operative ANAC
  2. Monitoraggio dell’applicazione della norma in modo da poter acquisire elementi che consentano, fin da subito, di migliorarla.
  3. Favorire la comprensione dello strumento presso la cittadinanza e la pubblica amministrazione mediante una strategia di comunicazione efficace per rendere il FOIA operativo.
  4. Avvio di un’attività di definizione di un processo partecipativo che sia da riferimento per tutti i decreti legislativi della riforma della PA

Ora anche gli italiani potranno disporre di uno strumento, anche se ancora migliorabile, fondamentale per monitorare l’operato della pubblica amministrazione, conoscere informazioni essenziali sulla loro comunità e contrastare malaffare e corruzione.

Marianna Madia riceve Foia4Italy

Consegna-firme

Stamane il ministro Marianna Madia ha ricevuto a Palazzo Vidoni, sede del ministero della Funzione pubblica, una delegazione della rete Foia4Italy che da mesi chiede a gran voce sostanziali modifiche al Freedom of information act italiano. “Abbiamo consegnato oltre 82.000 firme di cittadini che non intendono accontentarsi del testo carente e inadeguato a garantire un vero diritto di accesso ai dati della Pubblica amministrazione approvato in via preliminare dal governo – ha dichiarato Federico Anghelé di Riparte il futuro. – Si tratta di un gesto simbolico che dimostra come, facendo fronte comune, la società civile sia in grado di farsi ascoltare dalla politica e influenzarne le decisioni”.

Già audita presso il ministero e le Commissioni Affari costituzionali, dopo aver condotto per mesi una campagna serrata online per la raccolta firme, Foia4Italy ha proposto al governo una serie di punti irrinunciabili sulla base dei quali modificare il testo preliminare del decreto approvato lo scorso gennaio. Tra le varie cose la rete ha chiesto di intervenire sui tema del “silenzio-diniego”, che solleva le amministrazioni dal motivare una mancata risposta, sull’elevato numero dieccezioni, ovvero le materie su cui non sarà possibile fare domanda di accesso, sulla mancata gratuità del servizio, sull’assenza di un sistema alternativo al TAR per il ricorso e sulla generale mancanza di chiarezzadei ruoli e delle procedure.

Durante l’incontro Marianna Madia ha confermato che sarà un suo impegno personalepresentare in Consiglio dei ministri il miglior testo possibile, che recepisca i pareri delle Commissioni parlamentari e le indicazioni di Foia4Italy. Il ministro ha poi assicurato che i rappresentanti della rete verranno coinvolti in tutte le fasi di attuazione del decreto poiché, ora che anche in Italia avremo un Freedom of Information Act, occorrerà farlo funzionare e farne capire le enormi potenzialità agli italiani.

“Abbiamo ottenuto un chiaro impegno a coinvolgere la società civile anche nelle fasi successive all’approvazione del FOIA – ha aggiunto Anghelé – affinché il nuovo strumento d’accesso sia davvero efficace. In particolare, sul tema delle eccezioni abbiamo chiesto di essere coinvolti nellapredisposizione di linee guida per la Pubblica amministrazione”.

Il ministro ha infine ringraziato la rete di Foia4Italy per l’impegno dimostrato e per il grande contributo propositivo alla modifica del decreto, che verrà presentato al più tardi al Consiglio dei ministri della prossima settimana.

Ora tocca al Governo

Con il voto delle Commissioni Affari Costituzionali di ieri si chiude la fase di consultazione sul Decreto 267/2016, ovvero quello che dovrebbe essere il Freedom Information Act italiano. Come annunciato ieri subito dopo la valutazione dall’On. Ascani, relatrice del parere per la Camera, molte delle proposte di modifica avanzate da Diritto Di Sapere e dalle altre organizzazioni promotrici di FOIA4Italy sono state accolte. Abbiamo quindi aggiornato la nostra infografica con il Parere delle Commissioni Affari Costituzionali e quella della Commissione Parlamentare per la Semplificazione (espresso lo scorso 5 Aprile).
 

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Ora tocca al governo decidere quali punti accogliere e come. Lo stesso Ministro Madia si era detta disposta a rivedere due punti in particolare: il silenzio diniego e l’identificazione di una forma di ricorso alternativa al TAR.
Ma se vogliamo davvero “la migliore legge possibile” servono interventi decisi e più di 80 mila cittadini (sì, ieri la petizione di FOIA4Italy ha superato quest’altro traguardo) saranno vigili affinché sia garantito un vero diritto di accesso alle informazioni.

 

Tre cose nuove sul FOIA dette a #ijf16

“Avremo la migliore legge possibile in termini di trasparenza” ha affermato Marianna Madia in un intervento, purtroppo concesso senza contraddittorio, al Festival del Giornalismo di Perugia.

Molte le critiche in rete per il messaggio fin troppo propagandistico e già ribadito nelle sue risposte al Corriere della Sera e l’Espresso. Ma che cosa è stato detto e promesso veramente sul Foia italiano al Festival?

1. Il testo attuale sarà modificato

È una buona notizia. Dopo Consiglio di Stato, ANAC, Garante della Privacy e Conferenza Stato-Regioni, le Commissioni Affari Costituzionali di Camera e Senato stanno per pubblicare il loro parere sul testo. Nessuno di questi è vincolante per il Governo, ma sia Madia che il Premier hanno dichiarato di voler migliorare il testo. Stamattina Renzi lo ha ribadito in un tweet rispondendo a Massimo Mantellini.

L’On. Anna Ascani, relatrice del testo in Commissione Affari Costituzionali della Camera, ha assicurato che il parere consultivo verrà formulato entro una decina di giorni e indicato le modifiche, a suo avviso, imprescindibili. Altrettanto assurdo, secondo la Ascani, è imporre ai cittadini l’obbligo di definire chiaramente i documenti richiesti riportandone la dicitura precisa o riferimenti di catalogazione. La Ascani proporrà un ricorso extragiudiziale: “stiamo pensando a uno strumento che consenta di non ingolfare ANAC e la garanzia della gratuità dell’accesso”.

2. Linee guida da ANAC per le eccezioni

È un rischio. Le eccezioni, giudicate da Consigli di Stato, Anac e Conferenza Stato Regioni (oltre che da Foia4Italy) troppo ampie e vaghe potrebbero essere perfezionate grazie a linee guida redatte dall’ANAC insieme ad altri soggetti come il Garante della Privacy. Questo significa che il Governo potrebbe fare melina e, anche se la legge è approvata, il suo reale impatto si capirà solo con le linee guida.

3. Tempi: si allungano

È una cattiva notizia. Dopo l’acquisizione del parere parlamentare, il Governo dovrebbe approvare la legge verso fine maggio. Rimane però l’incognita delle linee guida: senza il FOIA non sarebbe operativo. Per preparare queste linee guida si parla di almeno 6 mesi. Questo significherebbe avere una legge a gennaio 2017 Il rischio è che slitti a un anno. Insomma, l’Italia potrebbe avere una legge sul diritto di accesso solo nell’autunno del 2017. Molto lontano dall’inizio del 2016 promesso dal Governo l’anno scorso.

La migliore legge possibile è ancora possibile?

Helen Darbishire, una delle massime esperte al mondo in tema di diritto di accesso, gela però ogni entusiasmo sulle promesse di Madia: “Può sembrare una rivoluzione ma you’re a little bit late to the party. Il primo Foia sta per compiere 250 anni: la rivoluzione va avanti da un bel po’”.
Sul testo, poi, il giudizio è molto netto: “non posso proprio essere d’accordo col Ministro sul fatto: se si fa un’ analisi oggettiva del testo l’Italia non sarà nella posizione di avere una delle migliori leggi al mondo in tema di trasparenza. Oggi siete 96esimi su 102 paesi nell’RTI rating. Risalire di qualche decina di posizioni non credo sarebbe poi questo gran successo. L’Italia può fare di meglio.”