Oggi il FOIA italiano è più vicino

Creare il primo Foia italiano richiede ancora parecchio lavoro, ma non è una sfida impossibile. È con questo sentimento che siamo usciti dall’incontro di ieri con i parlamentari dell’intergruppo innovazione che comprende 70 deputati e senatori di tutti gli schieramenti. I membri dell’intergruppo hanno voluto confrontarsi con noi per due ore sul testo proposto da Foia4Italy nonostante la giornata campale per la politica italiana tra voti sul milleproroghe e aggiornamenti sulla crisi in Libia.

Intorno al tavolo c’erano Paolo Coppola, Anna Ascani, Lorenzo Basso e Pippo Civati, tutti eletti PD, ma non sono mancati i messaggi di interesse e richieste di informazioni da rappresentanti di Scelta Civica, dei M5S e del gruppo Misto. Per Foia4Italy eravamo presenti Federico Anghelè, di Riparte il Futuro, Ernesto Belisario, primo “istigatore” di Foia4Italy, Ugo Bonelli per Stati Generali dell’Innovazione, Fernanda Faini del Circolo giuristi telematici, Giuseppe Iacono I di Istituto Open Data, Guido Romeo president di Diritto Di Sapere, Francesco Russo president di Rena, Damiano Sabuzi per Action Aid e Guido Scorza, fondatore di Open Media Coalition.

Il verbale della riunione è qui, ma ecco i punti che mi sembrano fondamentali tra quelli emersi e qualche riflessione sui prossimi passi.

1. Appuntamento al 18 aprile. La news più importante è che ora esiste un tavolo di lavoro per il Foia con rappresentanti istituzionali dove, intorno al testo di Foia4Italy, hanno cominciato a lavorare insieme attori della società civile che eletti. È un punto di svolta importante. C’è ancora molto da fare ma ci siamo dati 60 giorni per avere un testo da presentare in parlamento. L’iter per trasformarlo in legge è tutto da mettere a punto, ma il lavoro di Foia4Italy sarà soprattutto sul fronte esterno per espandere ancora l’attenzione per il Foia.

2. Perimetro. Una delle prime sfide è delimitare l’area ache vogliamo andare a regolare con questo nuovo provvedimento. Oggi la rete digitale ha reso la richiesta di trasparenza ancora più impellente ma, paradossalemente, complica le cose perchè genera molte più possibilità tra cui scegliere. Il Foia Americano nacque nel 1966 per rispondere alla richiesta di aperture delle informazioni relative alla Guerra del Vietnam. Oggi, invece, la tentazione è di legare la Foia anche l’apertura di tutti i dati pubblici. C’è certamente un legame tra open data e accesso alle informazioni, ma il Foia, come ha giustamente sottolineato Guido Scorza, è soprattutto un presidio di democrazia, prima che uno strumento per regolare il riutilizzo della “public sector information”.

3. Narrazione. Oltre al livello di lavoro tecnico-giuridico sulla redazione del test va organizzata una narrazione del Foia, di che cos’è, del suo scopo e della sua applicazione (un buon punto dove cominciare è anche la lettura di “Meglio se taci” di Scorza e Gilioli), ma anche delle esperienze di chi in Italia si sta è già mosso verso la rimozione di alcuni ostacoli posti dalla 241 come la Regione Toscana che già permette di fare richieste di acceso senza specificare il legittimo interesse. Raccogliere queste esperienze è sicuramente una delle sfide che Foia4Italy dovrà affrontare e che potranno essere molto utili nel preparare la relazione introduttiva al testo.

Foia4Italy: la società civile chiede un Freedom of Information Act in Italia

Foia4Italy

Per Diritto di Sapere, avere un Freedom of Information Act è obiettivo e traguardo imprescindibile: per questo siamo orgogliosi di annunciare la nascita di Foia4Italy.

Si tratta di una coalizione di più di 30 organizzazioni della società civile che si sono unite per chiedere al governo italiano un Freedom of Information Act.

Ancora di più: il testo lo abbiamo scritto insieme in modo collaborativo, lo abbiamo pubblicato e chiediamo al governo di usarlo per avere una buona legge sull’accesso all’informazione.

Dal manifesto:

Vogliamo un governo del potere pubblico in pubblico.

La cultura della trasparenza è la spina dorsale di un Paese avanzato. Conoscere le informazioni che ci riguardano (dai conti pubblici alla salubrità dell’ambiente in cui viviamo) non deve essere un’impresa per pochi, ma una possibilità e un diritto di tutti.

Oggi, in Italia, questo diritto non è ancora pienamente garantito. Per questo FOIA4Italy chiede al Governo un Freedom of Information Act (FOIA) anche nel nostro Paese e avanza una concreta proposta normativa.

Negli ultimi anni è stato fatto molto per la trasparenza, ma l’iniziativa FOIA4Italy non si accontenta e chiede di più perché la linea di confine tra cittadinanza e sudditanza è ancora molto sottile.

Il nostro interesse legittimo è poterci occupare delle nostre comunità. Chiediamo di sapere per poter analizzare, capire e agire.

FOIA4Italy è una campagna senza affiliazioni politiche nata da una rete di soggetti della società civile attivi su queste priorità

Il sito Foia4Italy è a vostra disposizione e presto vi daremo tutte le modalità per unirvi alla campagna e chiedere una vera legge per l’accesso all’informazione.

In Rete la campagna utilizza l’hashtag #Foia4Italy.

Accountability e Foia nel discorso di Renzi. Ma l’Open Governement dov’é?

Il discorso di insediamento di Matteo Renzi (qui il testo integrale) è stato criticato da molti. È sicuramente molto ambizioso (dissero lo steso di Obama), a tratti troppo vago e non affronta il tema spinoso di come si coprono i costi delle riforme (ma si poteva parlando così a braccio?).

Ci sono però due parole che qui a Diritto Di Sapere ci hanno fatto drizzare le orecchie: «accountability» e «Freedom of information act».

Ecco cosa dice il Premier:

«Non siamo per sottrarre responsabilità ai dirigenti: siamo per dargliele tutte. Vorremmo che la parola accountability trovasse una traduzione in italiano, perché vi sono le responsabilità erariali, quelle penali e quelle civili, però non ve n’è una da mancato raggiungimento degli obiettivi, se non a livello teorico: questa, però, è una sfida di buon senso, che nell’arco di quattro anni può essere vinta e affrontata se partiamo subito e se abbiamo anche il coraggio – lasciatemelo dire – di far emergere in modo netto, chiaro ed evidente che ogni centesimo speso dalla pubblica amministrazione debba essere visibile on line da parte di tutti. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Di Biagio e Ichino). Questo significa non semplicemente il Freedom of Information Act, ma un meccanismo di rivoluzione nel rapporto tra cittadini e pubblica amministrazione tale per cui il cittadino può verificare giorno dopo giorno ogni gesto che fa il proprio rappresentante».

Sull’accountability non possiamo che dargli ragione: come molte altre parole inglesi non è direttamente traducibile in italiano (anche se la Treccani ci aiuta qui). L’accountability sottintende trasparenza, ma è più della trasparenza perché implica la responsabilità e il dovere di rendere conto di ciò che si fa (o non si fa). Non basta cioè pubblicare online i bilanci, ma bisogna anche dare delle metriche per misurare l’efficacia della spesa e creare delle strutture dove ci siano dei responsabili con nome e cognome. Un po’ più di accountability in Italia davvero non guasterebbe. Sia a livello locale, che centrale.

Sul Foia: il tema non è nuovo nei discorsi di Renzi che lo aveva citato più volte durante le Primarie del 2012. A volte in maniera un po’ vaga e, infatti, lo avevamo ripreso qui e qui. Questa volta il premier lo cita abbastanza in cavalleria, dicendo addirittura che bisogna fare molto di più. Non potremmo essere più d’accordo, ma ci viene un dubbio.

Non è che Matteo stia parlando di Open Governement, quel “governo aperto” che ha la trasparenza, l’accountability e il Foia tra i suoi pilastri, ma è anche molto di più perché presuppone partecipazione e coinvolgimento dei cittadini?

Se è all’Open Gov che sta pensando, l’Italia ha già varato un piano d’azione nel 2012. La valutazione fatta dalla società civile italiana l’estate scorsa ha evidenziato parecchi punti critici. Molti di essi emergono anche nell’ultimo report indipendente sull’action plan italiano dell’Open Governement Partnership, che è stato anche visionato prima della pubblicazione dal Governo italiano.

A leggere questi rapporti c’è davvero tanto da fare. Non resta che fare i migliori auguri al neo-premier. Se ce la fa in un mese, ma anche in due o tre, sarebbe un capolavoro.