Transparency Italia: urgenza di regolamentare le lobby. E il FOIA è il primo passo.

La trasparenza dell’attività di lobbying è ai livelli minimi. Lo afferma un nuovo report di Transparency International Italia dal titolo Lobbying e Democrazia.

L’analisi dello stato dell’arte del settore valuta tre dimensioni fondamentali: trasparenza, integrità e pari opportunità di accesso ai processi decisionali.
Nel report si legge:

Come evidenzia Gianluca Sgueo, la mancanza di consapevolezza sociale sulla vera natura del
lobbying e sulle attività dei lobbisti è dovuta a vari fattori: i politici, il mondo accademico, l’intera società civile, e perfino gli stessi lobbisti, hanno più volte fallito nel tentativo di creare una regolamentazione e di sviluppare e indirizzare il dibattito pubblico sulla questione in modo da renderla neutrale agli occhi dei cittadini ed indebolire quei pregiudizi profondamente radicati che vanno a discapito dell’intera categoria.

Ed è proprio il vuoto normativo, unito alla percezione di una politica in mano a pochi grandi gruppi, che rende sempre più urgente.
Ancora Transparency Italia:

Dall’analisi condotta da TI-Italia emerge infatti uno scenario sconfortante che classifica il nostro paese tra i peggiori in Europa, con un punteggio di 20 su 100.
In particolare il livello di accesso dei cittadini alle informazioni sulle attività di lobbying (“trasparenza”) raggiunge uno scarso 11%; la valutazione degli standard e dei codici di comportamento dei lobbisti e dei decisori pubblici (“integrità”) arriva al 27%; infine l’equità di accesso e partecipazione al processo decisionale (“parità nelle condizioni di accesso”) ottiene solo 22 punti su 100.

Come scriveva lo stesso Sgueo nel suo libro “Lobbying e lobbismi”, dal 1948 a oggi ci sono stati più di 50 tentativi di regolamentare il tema, mai andati a buon fine.

Ieri, in un convegno di presentazione del rapporto, svoltosi presso la Camera dei Deputati.
Tra le raccomandazioni del report c’è anche l’introduzione di un Freedom of Information Act. Virginio Carnevali, presidente di Transparency Italia, ha ricordato l’importanza del FOIA come primo passo per la trasparenza delle lobby e la campagna Foia4Italy, per avere finalmente una legge in questo senso.
L’auspicio è stato condiviso anche dai deputati Luigi Di Maio (Vice Presidente della Camera, M5S) e Giuseppe Civati (PD), presenti al convegno.

Al momento un gruppo di lavoro alla Camera sta discutendo la creazione di un regolamento, che però fatica a vedere la luce. Ieri, però, è stato annunciato un primo passo: la restrizione dell’accesso agli uffici delle commissioni parlamentari per i lobbisti.

[GUEST] What Happens When You Publish Salaries?

Secondo appuntamento con Ben Worthy per parlare dell’impatto degli open data.
Il post originale è stato pubblicato qui lo scorso luglio. 

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The publication of what public officials earn was one of the big headline grabbing policies of the government’s Transparency Agenda back in 2010. From MPs’ expenses to the pay levels of senior Civil Servants, publication of who gets what is always tricky and sensitive- and often leads to ‘rich lists’ like this one. Now it may be the turn of high-earning academics to disclose what they earn, given this recent ICO decision in relation to Kings College London-see the background here.

The idea is that publication of salaries leads to the reigning in of large salaries, as public bodies cut back due to embarrassment or because others take action to reduce them. This also plays into a wider story, that looks set to be part of the General Election battle, about income inequality (you can see some interesting ONS statistics on earnings here).

As ever, the US is far ahead in the publishing of salaries. The Missouri Accountability Portal allows you to see all employees’ salaries at the push of a button. However, a study of public sector disclosure legislation in Canada (looking at academics) found no decrease insalaries after publication (and pointed out, bless them, that academics were paid less than they should be). Ontario’s so-called ‘Sunshine List’ of high earners made no difference either.

More interestingly, some research reveals publication of salaries actually has the opposite effect to that intended and is rather wonderfully counter-productive. This study of German CEOs found that when their salaries were published, other senior salaries went up as colleagues became aware of how much their colleagues earned and then pressured or negotiated for a pay rise. Rather than leading to cutting back or embarrassment, it led others to say ‘why aren’t I getting that much’?

The constant focus on ‘pay’ misses out a potentially more important discussion about performance – this study indicates some of the top US CEOs were getting better rewarded for poorer performances. Perhaps we could try and see if the Civil Servants paid more than the Prime Minister are doing a better job than he is? This points to a further difficulty that those in business do not have-given that neither MPs nor the Prime Minister have a formal job description, what constitutes a ‘good’ performance for a politician?

 

Con il Paraguay sono 100 le leggi sull’accesso all’informazione

RTI worldwide

Lo scorso 21 agosto il parlamento del Paraguay ha approvato quella che è la legge numero 100 sull’accesso all’informazione.

Solo 20 anni fa, ci ricordano da Access-Info, le leggi nel mondo erano solo 15.
I cambiamenti storici, il crollo del muro di Berlino, le transizioni democratiche dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale hanno dato impulso al movimento per la trasparenza. 

In molti paesi la società civile ha dato impulso e forza all’azione parlamentare per creare e rafforzare le leggi sull’accesso all’informazione: oggi il right to know è in espansione, anche se a diversi gradi.

Questo però non vuol dire che si possa abbassare la guardia, anzi: in molti Paesi si cerca di tornare indietro sui diritti acquisiti. In altri, invece, la trasparenza sembra tale solo di nome: è il caso della Spagna, dove la neonata legge sulla trasparenza, che entrerà in vigore il prossimo dicembre, nasce già pesantemente condizionata e – a oggi – non sono ancora disponibili informazioni sulla sua implementazione e attuazione.

Anche in Italia abbiamo le nostre sfide: Foia4Italy porta avanti una proposta di legge sull’accesso che fa riferimento al Freedom of Information Act e che ribalta il concetto (e la pratica) dell’accesso all’informazione per come è stata intesa in Italia fino ad ora:

Vogliamo norme sulla trasparenza moderne, di larga applicazione e facilmente utilizzabili dai cittadini.

Abbiamo quindi deciso di scrivere una proposta di legge che introduca, finalmente, anche nel nostro Paese una legge evoluta sull’accesso all’informazione: se approvata, la legge consentirà a chiunque (non solo ai cittadini) di poter conoscere tutti gli atti, documenti e dati formati e detenuti dalle Pubbliche Amministrazioni, con poche e tassative eccezioni.

Basterà una legge? Certamente no e sarebbe ingenuo sostenerlo, ha argomentato il nostro Guido Romeo rispondendo agli stimoli di Gianluca Sgueo.

Ma una legge sull’accesso è un passo fondamentale: Foia4Italy è un punto di partenza, a cui tutti possono collaborare.

 

L’open government come strategia di crescita: il nostro workshop a Digital Venice

Image credit: Venezia, veduta aerea - via Wikimedia Commons
Image credit: Venezia, veduta aerea – via Wikimedia Commons

Oggi l’espressione open government è molto utilizzata nel dibattito pubblico in corso sui temi di trasparenza, partecipazione e accountability.

Quello che non emerge, però, è che l’open government può essere decisivo nel progettare e realizzare una strategia di crescita nel lungo periodo, nel rispetto di tutti gli attori coinvolti.

L’Italia è in un momento di sfide cruciali: iniziato da pochi giorni il semestre di presidenza europeo, dal 7 luglio il governo sarà impegnato a Digital Venice, una settimana di incontri cruciali per economia digitale e governance, con i principali attori europei di amministrazione, industria e innovazione.

Ci è sembrata la migliore occasione per partecipare e rilanciare il dibattito su questi temi, in Italia e in Europa.

Il prossimo 8 luglio, nell’ambito di Digital Venice, Diritto Di Sapere organizza quindi un seminario dal titolo “Open Government: a strategy for governance innovation and inclusive growth” (accesso gratuito, qui il link per iscriversi).

Analizzeremo questi temi con numerosi esperti e un keynote di eccezione: aprirà infatti i lavori Beth Noveck, già vice-CTO alla Casa Bianca e consulente del governo inglese sui temi dell’open government, che condividerà con noi elementi della sua esperienza e la sua visione strategica per il futuro.

L’incontro esplorerà sfide e opportunità in modo approfondito, così come gli ostacoli alla realizzazione di iniziative verso l’innovazione nella governance.

Qui di seguito il programma completo (il seminario si svolgerà in inglese):

10,00 – Presentazione

Andrea Menapace – Co-fondatore DDS & ricercatore IRM per l’Open Government Partnership

10,15 – Keynote:

Beth Noveck – GovLab, co-founder and former United States deputy chief technology officer for open gov

10,40 – Beyond Transparency: Challenges – Short talks:

  • Ernesto Belisario – Open Government Forum – Italy
  • Alberto Alemanno – Jean Monnet Chair in EU Law and Risk Regulation, HEC Paris
  • Ben Worthy – University of London, IRM researcher for the UK
  • Veronica Cretu – Open Government Partnership, Steering Committee
  • Liz David-Barrett – Oxford University, Said Business School

11.40 – Break

11,55 – Beyond Transparency: Opportunities (tavola rotonda):

  • Pia Marconi – Public Administration Department, Italian Government
  • Neil Campbell – Head of EU Policy Development, Open Society European Policy Institute
  • Lorenzo Segato – Director, RiSSC
  • Alina Ostling – European University Institute & IRM national researcher at OGP for Sweden
  • Maurizio Napolitano e Francesca de Chiara – OKF Italy, Digital Commons Lab

Moderatore: Guido Romeo (Wired Italia)

Sarà inoltre l’occasione per presentare un’importante iniziativa della società civile che verrà presentata ufficialmente lo stesso 8 luglio.

Ci vediamo a Venezia!

Dopo 4 anni Access-Info ottiene accesso a documenti dal governo inglese

Oggi raccontiamo di una bella vittoria per la trasparenza e per i nostri amici di Access-Info Europe.

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La scorsa settimana il Ministero degli Esteri inglese (FCO) ha ritirato la sua opposizione alla richiesta di accesso alle informazioni di Access-Info su informazioni relative alle negoziazioni relative a una riforma della trasparenza all’interno dell’Unione Europea.
L’udienza finale era prevista la scorsa settimana ma lo scorso 1° maggio il Ministero ha informato che avrebbe ritirato la sua opposizione al rilascio di queste informazioni.

Si tratta della fase finale di una causa che va avanti da ben 4 anni.

Il Ministero, infatti, aveva inizialmente rifiutato l’accesso a buona parte degli atti richiesti – che comprendevano minute e appunti dei delegati inglesi alle riunioni a Bruxelles – invocando l’eccezione all’accesso relativa alle relazioni internazionali e alla protezione della formulazione di leggi e policy.

Nel 2011 il Commissario per l’Accesso inglese aveva stabilito che il governo doveva dare l’accesso alle informazioni richieste, ma che i nomi di altri stati membri potevano essere cancellati per nascondere le relative posizioni nella negoziazione. Nell’immagine vedete uno dei documenti ottenuti.

Dopo l’appello di Access Info, il caso è stato sospeso per quasi due anni, in attesa di una decisione della Corte Europea di Giustizia su un altro caso, una causa di Access-Info contro il Consiglio dell’Unione Europea su una materia analoga.

Access-Info ha vinto quella causa lo scorso ottobre e oggi ha ottenuto i documenti che aveva richiesto al governo inglese.

Congratulazioni!

[Per approfondire, qui trovate tutte le informazioni relative al caso]

Elezioni europee: al voto, pensando a trasparenza e accountability.

Da oggi al 25 maggio i cittadini dei 28 Paesi dell’Unione Europea andranno a votare per comporre il nuovo Parlamento Europeo.

In queste settimane abbiamo preso parte alla campagna Politics for People, organizzata da Alter-EU, che chiede ai candidati alle elezioni di firmare un appello in cui si impegnano ad agire per limitare l’eccessiva influenza delle lobby.

Alter-EU ha inoltre pubblicato alcune delle misure proposte, da una migliore applicazione del codice di condotta dei parlamentari al registro obbligatorio per i lobbisti (la cui iscrizione è volontaria, per il momento).

Al momento 1268 candidati in tutta Europa hanno firmato l’appello – qui trovate l’elenco di quelli italiani, 68 in tutto.

Lobby, trasparenza e accountability sono temi scottanti anche a livello nazionale: in Italia ci sono stati ben 53 tentativi di regolamentazione delle lobby, nessuno andato a buon fine.
Lo scorso 1° maggio, nell’ambito del Festival del Giornalismo, si è discusso di quali misure possono contrastare l’influenza delle lobby, con il contributo di esperti stranieri, Pascoe Sabido (Corporate European Observatory) e Helen Darbishire, direttore di Access Info Europe e co-fondatrice di Diritto Di Sapere.

In quella occasione il vice-presidente della Camera, Luigi Di Maio, ha parlato dell’istituzione di un gruppo di lavoro per regolamentare il tema anche nel Parlamento Italiano.
Vi aggiorneremo presto.

Un Freedom of Information Act per l’Italia: il nostro panel a #IJF14

Il Festival del Giornalismo 2014 si è appena concluso, dopo cinque giorni di incontri internazionali.
Diritto Di Sapere ha avuto una forte presenza, con due panel e un workshop.

Il primo incontro si è svolto mercoledì 30 aprile e ha avuto come oggetto il nostro tema chiave, l’accesso agli atti: è tempo per un Freedom of Information Act anche in Italia?

Per chi non c’era, ecco il video dell’incontro:

I lavori sono stati aperti da Helen Darbishire, direttore di Access-Info Europe, nonché tra i fondatori di DDS, che ha insistito su quanto sia importante capire che le informazioni detenute alla Pubblica Amministrazione appartengono ai cittadini e quanto sia un loro diritto fondamentale potervi accedere e utilizzarle.

Alex Salha, attivista libanese che si occupa di trasparenza, ha poi presentato l’interessante caso della campagna che ha portato a una significativa diffusione del dibattito sull’accesso in Libano e a un pacchetto di leggi sulla trasparenza, di cui l’accesso alle informazioni fa parte.
Il pacchetto, alla vigilia dell’approvazione, è stato ritirato dal governo per “una ulteriore fase di studio”, ma l’attenzione di attivisti e opinione pubblica è elevata e degli sviluppi importanti arriveranno entro il 2014.

Il dibattito è poi proseguito con un focus sulla situazione italiana: proprio al Festival dell’anno scorso avevamo presentato Silenzio di Stato, il nostro rapporto sullo stato dell’accesso, che aveva evidenziato il bassissimo livello di applicazione della pur limitata legge sull’accesso, la 241/90, e l’altissima incidenza del silenzio amministrativo.

Qual è la situazione dell’accesso a un anno di distanza?

C’è una proposta di legge che interviene sul tema, a firma di Paolo Coppola (PD), anch’egli tra gli speaker.

Fabio Chiusi, che ha scritto e commentato i temi del panel per Wired, ne evidenzia i punti principali:

il diritto all’accesso non sia più dei soli soggetti interessati, come ora, ma di chiunque, ed esercitabile “anche telematicamente“; cada di conseguenza anche la clausola per cui quell’interesse dovrebbe essere “diretto, concreto e attuale“; allo stesso modo, verrebbe rimosso il vincolo che afferma “che non sono ammissibili istanze per un controllo generalizzato dell’operato della PA” (una previsione, secondo Coppola, inadatta all’era della digitalizzazione) e infine altrettanto accadrebbe per l’ulteriore vincolo di motivare la richiesta di accesso.

Lo abbiamo detto, sembra esserci una nuova sensibilità da parte del nuovo governo, ma non basta. Il metodo, infatti, non è ancora open e partecipativo, evidenzia Ernesto Belisario, direttore dell’Osservatorio sull’Open Government e tra gli autori del nostro manuale Legal Leaks (appena aggiornato alla sua terza edizione).

Questa ultima proposta di legge va nella giusta direzione, ma ancora non ci sono tempi definiti, né certezza sulla sua approvazione.

Quanto a Diritto Di Sapere, non ci limiteremo certo a un cauto ottimismo: abbiamo molte novità in cantiere e presto ve ne parleremo!

Politics for people: una campagna per la trasparenza delle lobby

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Parte oggi la campagna Politics For People, che chiede ai candidati alle elezioni europee di impegnarsi per una maggiore trasparenza delle lobby.

La campagna è stata lanciata da ALTER-EU (Alliance for Lobbying Transparency and Ethics Regulation), AK EUROPA (Brussels office of the Austrian Chamber of Labour) & ÖGB Europabüro (Brussels office of the Austrian Trade Union Federation), assieme a una coalizione di centinaia di organizzazioni della società civile da 19 paesi di tutta Europa.

Sette cittadini europei su 10 sono preoccupati dall’eccessiva influenza che le lobby hanno sulle decisioni prese a Bruxelles, e giustamente” spiega Olivier Hoedeman, del Corporate Europe Observatory, parte del comitato organizzatore della campagna.
Troppe leggi mostrano le chiare tracce delle lobby di grossi attori industriali ed economici, dall’ambiente alla sanità, fino al commercio. Abbiamo bisogno di parlamentari che difendano gli interessi dei cittadini“.

Questo è il testo che più di 40 candidati (tra cui diversi italiani) hanno già firmato per sottoscrivere l’appello a impegnarsi a difendere la democrazia e i cittadini europei.
Chiedete al candidato che pensate di votare di fare altrettanto.

Altri modi per partecipare:

Diritto Di Sapere è orgogliosa di contribuire a questa campagna, assieme ad altre associazioni italiane.

Mi si è ristretto il Foia: dagli Usa alla Danimarca l’accesso è in pericolo?

"Open government?" - Urbanbohemian (CC BY-NC-ND 2.0)
“Open government?” – Urbanbohemian (CC BY-NC-ND 2.0)

Le ultime settimane stanno registrando notizie preoccupanti sul fronte dell’accesso, tanto più che arrivano da paesi molto avanzati su questo fronte.

La più recente in ordine di tempo è di pochi giorni fa ed è una sentenza della Corte Suprema americana che ha stabilito che solo i cittadini della Virginia hanno diritto di richiedere l’accesso ai documenti detenuti dall’amministrazione del proprio stato.
La decisione della Corte Suprema – unanime – pone di fatto le basi per future limitazioni all’accesso da parte di altri stati federali, sia per cittadini che per giornalisti ed è stata molto criticata dai media.
Tra le considerazioni più significative, vanno segnalate quelle che definiscono il diritto di accesso «not a “fundamental” privilege or immunity of citizenship» e  che negano che tale diritto sia basilare «to the maintenance or well-being of the Union».

Nonostante la decisione vada inquadrata in quel quadro legislativo e, nello specifico, nel contesto della Privileges and Immunities Clause, il segnale è molto preoccupante, specie considerando che l’accesso all’informazione resta uno dei punti deboli delle promesse dell’amministrazione Obama sull’ambito dell’open government.

Ma brutte notizie arrivano anche dal nord Europa, tradizionalmente considerata la patria del Foia.
Come avevamo scritto a febbraio, la nuova legge sull’accesso all’informazione in Danimarca è tutt’altro che un passo avanti per la trasparenza. La nuova legge (Offentlighedslov comeè chiamato il Foia danese) prevede una limitazione all’accesso di alcuni documenti, in particolare quelli su cui si basa il processo legislativo.

Una proposta di questo genere è nell’aria sin dal 2009, quando al governo c’erano i liberali, ed è stata ripresa dal nuovo governo, di orientamento socialdemocratico. Nonostante il dibattito e gli appelli di diversi giornalisti danesi di alto livello per rivedere la legge, sembra che il consenso sia abbastanza ampio, spiega Jon Lund, editorialista del Politiken e portavoce della Danish Online News Association che nel suo sito scrive:

«Paragraph 27 deals with documents and correspondence that are generated during the legislative process between the executive branch and parliament. These would also be excluded from rights-to-access requests. This means that much — although not all — information about the workings of parliament would no longer be available to the public. […]

But the wording of the bill does not exactly reflect a 2.0 worldview. Committee members who wrote the bill recommended implementing the legislation initially by making available open lists of electronic and paper mail exchanged between government officials. But if the administration has its way, the lists will be “dumb” lists — i.e., they will not include a search option for keyword inquiries».

A febbraio il ministro della Giustizia Bødskov aveva invece commentato che la nuova legge accresce le possibilità di accesso proprio grazie alla digitalizzazione dell’intero processo. Bødskov aveva poi dichiarato: «In generale non penso che i cittadini influenzino il processo legislativo. Ma sia le nostre proposte che quelle del precedente governo si basano su raccomandazioni della Commissione sull’Informazione e cercano un equilibrio tra apertura e l’introduzione di alcune limitazioni». Queste limitazioni però sembrano davvero poco equilibrate a stampa e cittadini.

Legal Leaks – nuova edizione!

Il nostro “piatto forte” al Festival del Giornalismo di Perugia sarà il primo report sul monitoraggio sull’accesso in Italia che abbiamo effettuato nei mesi scorsi: si tratta del primo studio del genere mai effettuato nel nostro Paese.

Ci sembra un punto di partenza doveroso per parlare seriamente di accesso e delle sue implicazioni e proporre i prossimi passi.

A Perugia, però, presenteremo anche la seconda edizione di Legal Leaks, il manuale sull’accesso all’informazione dedicato a cittadini e giornalisti.
Il manuale e le sue indicazioni restano, ma vengono arricchite da un’analisi del decreto legislativo 33/2013, il cosiddetto Decreto Trasparenza, e dal commento di Ernesto Belisario, uno degli esperti italiani in materia e presidente dell’Associazione Italiana per l’Open Government.

Trovate un’anticipazione del suo intervento sul sito di TechEconomy, con il significativo titolo “Si fa presto a dire trasparenza”.
Questo e altri temi verranno poi approfonditi nel corso del workshop che organizzeremo al Festival del Giornalismo e che sarà tenuto da Ernesto e dal nostro Guido Romeo. Preparate le vostre domande… anzi, richieste!