Ignoranza di Stato – open data

Quali sono stati i temi più importanti per i nostri volontari e che tipo di richieste Foia sono state inviate a ogni singola Regione italiana? Perché alcune informazioni sono state negate e quanti giorni sono stati necessari per avere un feedback su ogni singola richiesta di accesso generalizzato che abbiamo inviato?

Abbiamo scelto di rendere pubblico in formato aperto e processabile il database che ha permesso la realizzazione di Ignoranza di Stato, il primo monitoraggio sull’applicazione del Foia italiano, realizzato inviando 800 richieste di accesso generalizzato con il coinvolgimento di 56 volontari tra giornalisti, cittadini e attivisti di ONG come Greenpeace, Antigone, Legambiente, Transparency International – Italia e Arcigay.

E’ online Chiedi, la piattaforma per ottenere trasparenza

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Vuoi sapere quanto spende un Ministero in auto blu, il numero di ispezioni ambientali della tua Regione o quanto e come investe nella digitalizzazione della scuola?

Se non sai come fare, non sai a chi scrivere o hai provato a chiedere e non ti hanno risposto, adesso, per la prima volta in Italia, c’è un sito che ti aiuta a ottenere quello che vuoi sapere: DirittoDiSapere.it.

Nato due anni fa come blog dell’omonima associazione per l’accesso all’informazione, oggi Diritto Di Sapere si trasforma in uno strumento molto più importante, con il lancio della piattaforma Chiedi che ti permette di inoltrare una richiesta di accesso alla amministrazioni pubbliche italiane e a tracciarne il suo esito. La piattaforma ti permette anche di vedere quali sono le richieste già fatte e se hanno avuto risposta.

Quella che va online oggi è la versione beta di Chiedi e permette di inoltrare richieste esclusivamente a Ministeri e Regioni. Nelle prossime settimane la arricchiremo dei riferimenti di Province, Comuni, società partecipate e, a termine, tutto ciò che è previsto dal decreto 33/13 (il decreto trasparenza varato da Mario Monti) e dalla legge 241/90 (la legge di accesso agli atti).

Chiedi è un adattamento per l’Italia del sistema open source Alaveteli sviluppato dall’ong britannica MySociety (che ha sostenuto il progetto italiano e collaborato allo sviluppo del nuovo codice) e che vanta già installazioni in altri 17 paesi dove ha aiutato più di 200mila persone a inviare richieste di accesso ai governi. Tra le piattaforme già attive in Europa ci sono Whatdotheyknow , lanciato direttamente da MySociety in Gran Bretagna, AsktheEU lanciato da Access-Info Europe, Tuderechoasaber della spagnola Civio.

La piattaforma Chiedi va a completare la cassetta degli attrezzi per la trasparenza che Diritto Di Sapere ha cominciato a sviluppare nel 2013  con il rapporto “Lo Stato Silenzioso e arricchito nel 2014 con l’edizione aggiornata del manuale LegalLeaks per l’accesso all’informazione.

Provate Chiedi, segnalateci problemi (siamo in beta!) e suggerite modifiche e aggiunte scrivendoci a info (at) dirittodisapere.it. I passi da fare sono ancora tanti e tra questi c’è anche lo sviluppo di un sistema che permetta l’uso della posta elettronica certificata da parte degli utenti e delle amministrazioni.

Per inciso: fare e aiutare a fare trasparenza sarebbe molto più semplice se in Italia esistesse un Freedom of Information Act sul modello di quello americano. Purtroppo non c’è ancora e per questo sosteniamo la proposta di legge avanzata da Foia4Italy.

Diritto di Sapere è un’organizzazione indipendente e apartitica. Le informazioni su chi siamo e chi ci finanzia sono qui e qui.

 

Corruzione in Italia: servono politiche efficaci, non retorica della trasparenza.

Indice di Corruzione Percepita: la mappa
Corruption Perception Index 2014: la mappa internazionale

Lo scorso 3 dicembre Transparency International ha pubblicato il suo annuale Corruption Perception Index (CPI), l’Indice di Corruzione Percepita.
Anche quest’anno l’Italia ha un pessimo piazzamento, di fatto invariato rispetto allo scorso anno: 69° posto, tra gli ultimi paesi europei, con soli 43 punti su 100.

Cosa significa?
Lo scrive chiaramente Ernesto Belisario su Wired Italia:

Lo stallo italiano ha un significato ben preciso: le politiche degli ultimi anni, anche normative, in materia di lotta alla corruzione (e trasparenza) non hanno funzionato!

Il quadro è sconfortante: le nostre amministrazioni non sono state capaci di utilizzare adeguatamente Internet come strumento di trasparenza, gli open data non hanno avuto l’impatto sperato e – ancora una volta – manca un Freedom of Information Act, una legge in grado di ribaltare la logica della trasparenza, per come è concepita in Italia.

Lo dice, ancora una volta, anche Belisario: “Non è più il cittadino a dover dimostrare il proprio interesse a conoscere un determinato dato o documento (“need to know”), ma è l’amministrazione – se intende negare l’accesso all’informazione o al documento – a dover provare l’esistenza di ragioni (previste per legge) che impediscano di soddisfare la richiesta del cittadino (“right to know”)“.

Il Freedom of Information Act è la pietra angolare della trasparenza e c’è sempre più bisogno di una buona legge a riguardo.

La campagna Foia4Italy – con la relativa proposta di legge – è la voce della società civile che chiede al governo politiche anti-corruzione con strategia e visione, fuori dalla “retorica della trasparenza” che abbiamo visto troppo spesso.

Stasera Foia4Italy è a Glocal News

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Stasera Diritto Di Sapere sarà al Glocal News Festival di Varese per presentare le prossime tappe della campagna Foia4Italy e discutere il testo di quello che speriamo diventi il primo Freedom of Information Act italiano.

L’appuntamento è per le 18.30 alla Sala Campiotti presso la Camera di Commercio di Varese, in via Monte Grappa 5.

L’incontro, moderato da Guido Romeo, data e business editor di Wired e co-fondatore di Diritto di Sapere e Foia4Italy, ospiterà gli interventi di Rosy Battaglia (Cittadini Reattivi e Foia4Italy), Philip Di Salvo (giornalista e European Journalism Observatory) e Marco Renzi (Lsdi).

Lo scopo dell’incontro è aprire a una discussione aperta tra speaker e pubblico sull’urgenza di un Foia italiano e su quali sono le aree di applicazione di questo strumento, dal giornalismo all’attivismo civico e alla lotta alla corruzione.

 

[GUEST] What Happens When You Publish Salaries?

Secondo appuntamento con Ben Worthy per parlare dell’impatto degli open data.
Il post originale è stato pubblicato qui lo scorso luglio. 

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The publication of what public officials earn was one of the big headline grabbing policies of the government’s Transparency Agenda back in 2010. From MPs’ expenses to the pay levels of senior Civil Servants, publication of who gets what is always tricky and sensitive- and often leads to ‘rich lists’ like this one. Now it may be the turn of high-earning academics to disclose what they earn, given this recent ICO decision in relation to Kings College London-see the background here.

The idea is that publication of salaries leads to the reigning in of large salaries, as public bodies cut back due to embarrassment or because others take action to reduce them. This also plays into a wider story, that looks set to be part of the General Election battle, about income inequality (you can see some interesting ONS statistics on earnings here).

As ever, the US is far ahead in the publishing of salaries. The Missouri Accountability Portal allows you to see all employees’ salaries at the push of a button. However, a study of public sector disclosure legislation in Canada (looking at academics) found no decrease insalaries after publication (and pointed out, bless them, that academics were paid less than they should be). Ontario’s so-called ‘Sunshine List’ of high earners made no difference either.

More interestingly, some research reveals publication of salaries actually has the opposite effect to that intended and is rather wonderfully counter-productive. This study of German CEOs found that when their salaries were published, other senior salaries went up as colleagues became aware of how much their colleagues earned and then pressured or negotiated for a pay rise. Rather than leading to cutting back or embarrassment, it led others to say ‘why aren’t I getting that much’?

The constant focus on ‘pay’ misses out a potentially more important discussion about performance – this study indicates some of the top US CEOs were getting better rewarded for poorer performances. Perhaps we could try and see if the Civil Servants paid more than the Prime Minister are doing a better job than he is? This points to a further difficulty that those in business do not have-given that neither MPs nor the Prime Minister have a formal job description, what constitutes a ‘good’ performance for a politician?

 

Foia4Italy: idealisti sì, ingenui no

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Informazione ritardata, democrazia negata è il titolo di un bel pezzo di Robert Biersack sul New York Times segnalato venerdì scorso da Gianluca Sgueo su Formiche.net. In breve: anche negli Usa, uno dei paesi più avanzati in fatto di trasparenza grazie, tra le altre leggi, al Freedom of Information Act, le richieste di trasparenza possono finire nel cestino a causa della scarsa collaborazione delle istituzioni.

Sgueo, attento osservatore dell’evoluzioni (più o meno rapide) dell’amministrazione pubblica e dei processi di partecipazione dei cittadini, mette in relazione il problema segnalato da Biersack con il recente lancio di Foia4Italy, probabilmente la più ampia alleanza di rappresentanti della società civile che si sia formata finora sul fronte della società civile. Va detto, per trasparenza, che Diritto Di Sapere e chi scrive sono stati tra i primi promotori di questa iniziativa.

Sgueo sembra vedere di buon occhio Foia4Italy, ma si chiede se non sia un po’ ingenuo pensare che basti un Foia ispirato agli Usa per sistemare i vuoti di trasparenza italiani.

Personalmente stimo molto Gianluca e vorrei assicurargli che non è questo il pensiero (sicuramente di chi scrive, ma per certo anche di molti che hanno aderito a F4I).

In Foia4Italy siamo certamente idealisti, ma sicuramente non ingenui. E come potremmo, visto che molti di noi per mestiere si devono confrontare con le pubbliche amministrazioni e spesso usano il diritto di accesso per richiedere informazioni?

È per questo che, in un’operazione che credo abbia pochi precedenti in Italia negli ultimi anni, abbiamo scritto in maniera collaborativa un testo – disponibile qui – che tiene conto del problema.

In particolare, l’articolo 5, che riporto anche qui di seguito, tutela il diritto di accesso in maniera puntuale e, cosa che non c’è negli Usa, anche prevedendo sanzioni per le istituzioni che – a torto – negano l’accesso all”informazione.

Art. 5 – Tutela del diritto di accesso

1. Decorsi inutilmente trenta giorni dalla presentazione della richiesta di accesso, questa si intende respinta. In caso di diniego dell’accesso, espresso o tacito, o di differimento dello stesso, il richiedente puo’ presentare ricorso al tribunale amministrativo regionale ai sensi del codice del processo amministrativo. I procedimenti in materia di accesso sono esenti dal pagamento del contributo unificato di cui al D.P.R. n. 115/2002.

2. Contro il diniego dell’accesso, espresso o tacito, o di differimento dello stesso il richiedente può presentare ricorso all’Autorità nazionale anticorruzione di cui alla legge 6 novembre 2012, n. 190, ovvero al difensore civico competente per ambito territoriale, ove costituito. L’Autorità o il difensore civico si pronunciano entro trenta giorni dalla presentazione dell’istanza. Scaduto infruttuosamente tale termine, il ricorso si intende respinto. Se il difensore civico o l’Autorità ritengono ingiustificato il diniego o il differimento, ne informano il richiedente ed ordinano all’amministrazione che lo ha disposto di consentire l’accesso. In tal caso, la richiesta di accesso deve essere soddisfatta, a meno che l’amministrazione non confermi il diniego o il differimento con atto motivato entro quindici giorni dal ricevimento dell’ordinanza. In tale ultimo caso, se successivamente il diniego o il differimento sono giudicati illegittimi in sede giurisdizionale, valutate le circostanze, il giudice condanna l’amministrazione al pagamento di una penale aggiuntiva compresa tra i 500 e i 5.000 euro. Tali somme confluiscono in un apposito fondo finalizzato alla promozione della libertà di informazione e del governo aperto, responsabile e partecipato, e al sostegno di coerenti iniziative civiche, senza scopo di lucro. Qualora il richiedente l’accesso si sia rivolto al difensore civico o all’Autorità, il termine di cui al comma 1 decorre dalla data di ricevimento, da parte del richiedente, dell’esito della sua istanza, ovvero dal maturare del silenzio-rigetto. Se l’accesso è negato o differito per motivi inerenti ai dati personali che si riferiscono a soggetti terzi, l’Autorità provvede, sentito il Garante per la protezione dei dati personali, il quale si pronuncia entro il termine di dieci giorni dalla richiesta, decorso inutilmente il quale il parere si intende reso. Qualora un procedimento di cui alla sezione III del capo I del titolo I della parte III del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, o di cui agli articoli 154, 157, 158, 159 e 160 del medesimo decreto legislativo n. 196 del 2003, relativo al trattamento pubblico di dati personali da parte di una pubblica amministrazione, interessi l’accesso ai documenti amministrativi, il Garante per la protezione dei dati personali chiede il parere, obbligatorio e non vincolante, dell’Autorità. La richiesta di parere sospende il termine per la pronuncia del Garante sino all’acquisizione del parere, e comunque per non oltre quindici giorni. Decorso inutilmente detto termine, il Garante adotta la propria decisione.

L’articolo 5, come tutto il testo della proposta di legge di Foia4Italy, è sicuramente migliorabile. Per questo lo abbiamo aperto a consultazione. Chi desidera aggiungere o suggerire integrazioni può farlo commentando online nelle prossime settimane.

 

Diritto Di Sapere al Festival del Giornalismo (Perugia, 24-28 aprile)

L’appuntamento con Diritto Di Sapere al Festival del Giornalismo è per giovedì 25 aprile (la data non è scelta a caso).

Perché Perugia? Il Festival è il più importante e completo appuntamento pubblico per il giornalismo in Italia.

In più, il lancio Diritto Di Sapere è avvenuto a Perugia proprio un anno fa (qui il video della sessione) e Arianna Ciccone e Chris Potter (i direttori del festival) sono tra i nostri soci fondatori.

Siamo quindi onorati di presentare a IJF#13 il nostro report sull’accesso in Italia. È il primo monitoraggio di questo tipo realizzato nel nostro Paese e i dati che che contiene sono una fotografia lucida e aggiornata della pratica dell’accesso in Italia.

Ma andiamo con ordine. Ecco gli incontri che ci vedranno direttamente coinvolti a Perugia:

Segnaliamo poi anche alcuni appuntamenti per chi è interessato al data journalism.

Ci vediamo a Perugia!

Rassegna: Foia made in USA, open data e civic hacking

Il Foia americano funziona davvero? Sappiamo riconoscere le nuove forme di partecipazione che si stanno sviluppando oggi? E poi, chi è più “avanti” quando si parla di open data, New York o San Francisco?

Queste e altre domande (e anche qualche risposta) nella rassegna di oggi.

Da OpenTheGovernment.org
Da OpenTheGovernment.org
  • Usa: il Foia funziona davvero?

    Il Freedom of information act sembra funzionare molto bene negli Usa… ma solo apparentemente! I dati più recenti parlano di risposte positive nel 94% dei casi, ritardi praticamente assenti, tecnologie che velocizzano il processo. Ma la realtà è assai più complessa, a sentire molte delle Ong che si occupano di accesso all’informazione. Sono ormai numerose le organizzazioni che sostengono che la situazione sia molto diversa dai dati ufficiali dell’amministrazione Obama, in alcuni casi anche peggiore rispetto alla precedente amministrazione.

  • Cambiare la PA  “dall’interno” con gli open data

    Scientific American pubblica una bella intervista a Todd Park, “chief technology officer” dell’amministrazione Obama e un passato da imprenditore, con diverse start-up di successo all’attivo. Park spiega come gli open data in ambito meteorologico hanno creato numerose opportunità per le imprese, e che lo stesso potrebbe avvenire in molti altri settori. Ma soprattutto, Park punta a ripetere il successo dall’interno della Casa Bianca, grazie a un incubatore unico nel suo genere.

  • Oltre gli hackathon: civic hacking nei paesi in via di sviluppo

    Il civic hacking e la partecipazione prendono oggi molte forme – ancora più di quelle che pensiamo, se guardiamo a paesi in via di sviluppo. Ci sono nuovi modelli di partecipazione che potrebbero aprire molte possibilità di azione e contributi da parte di persone senza competenze tecniche. Ma siamo in grado di riconoscerli e aiutarli a svilupparsi? Ne parla Rodrigo Davies, ricercatore del Center for Civic Media del Mit.

  • Come cambiare il posto dove viviamo… con gli open data!

    Questa è l’ideale punto di partenza del bando di Knight News Challenge per progetti di sviluppo sul territorio (in the U.S. and abroad). In risposta sono arrivati 886 progetti per 5 milioni di dollari di fondi. The Atlantic ne segnala 12 tra i più interessanti.

 

Rassegna DDS: il valore dei dati, lezioni per civic hackers e università “open”

TransparencyEccoci a mercoledì con una nuova rassegna.

Oggi si parla di valore economico di dati e open government, ma anche di community che collaborano con la pubblica amministrazione.
E nuove strade collaborative si aprono anche in ambito accademico…

  • Il valore economico dell’open government… Quando si parla di open government, possiamo possiamo quantificarne i vantaggi concreti per aziende, cittadini e amministrazioni pubbliche? Secondo Alex Howard, un esperto del settore e autore di una riflessione approfondita sul tema, non è così semplice. Che ne pensate?
  • …e quello dei dati pubblici! Un altro esperto di dati della pubblica amministrazione, Ton Zijlstra, racconta le attività di un workshop sul valore degli open data come strumento per creare nuove politiche pubbliche. Qual è il potenziale dei dati aperti in termini economici e quale l’impatto sulla trasparenza della PA?
  • Open Data Day: lezioni per civic hackers. David Eaves, uno dei promotori dell’Open Data Day, fa un bilancio della giornata, svoltasi il 23 febbraio scorso (anche Diritto Di Sapere vi ha preso parte). Come si costruiscono community “civiche”, che collaborino con le istituzioni? Quale direzione prendere per un open government collaborativo?
  • Dati pubblici in formati “open”: la Sunlight Foundation spiega perché è importante che i dati pubblici siano disponibili in formati aperti. Una riflessione valida sia per le richieste di accesso che per la pubblicazione di dati!
  • Come sta crescendo OpenStreetMap. GPS, crowdsourcing, cartografi: sono gli ingredienti di OpenStreet Map, un progetto collaborativo per creare un’alternativa “open” alla mappatura della rete stradale mondiale. Un progetto che sta crescendo e con risultati particolarmente interessanti.
  • Università “open”: un aiuto per i paesi “in via di sviluppo”? Sono sempre più numerosi le iniziative accademiche che “aprono” le proprie risorse educative e gettano le basi per un’innovazione collaborativa, spiega Julia Wetherell su Techpresident. Fino ad ora, però, i benefici sono stati più che altro “laterali”, favorendo le comunità di persone già inserite in ambito accademico. Come si può creare valore anche per i “paesi in via di sviluppo“?

 

Anche la Croazia ha il suo FOIA: l’Italia prenda nota

Foto di TheLordMayor (CC BY-SA 2.0)
Il Parlamento croato – Foto di TheLordMayor (CC BY-SA 2.0)

Era una delle condizioni sul tavolo dei negoziati per l’accesso all’Unione Europea e ora è legge: anche la Croazia ha il suo Freedom of Information Act.

Il Foia croato è stato approvato il 6 febbraio scorso, dopo quasi 10 mesi di intenso lavoro ministeriale, consultazioni pubbliche, attività di lobbying, campagne di sensibilizzazione, consultazioni con esperti nazionali e internazionali, e non ultimo, l’aver ospitato il summit europeo di Open Government Partnership (Ogp) a Dubrovnik lo scorso ottobre.

I paesi un tempo a Est della cortina di ferro stanno da tempo dettando la linea in tema di Foia mentre altri, come l’Italia, faticano a mettersi al passo con le democrazie più “open“.

A una prima analisi, alcune norme denotano subito l’impianto liberale della nuova legge in linea con quanto appena stabilito dal Rwanda con il Foia appena promulgato. In particolare:

  • viene introdotta la figura dell’Information Commissioner, dedicato esclusivamente alla promozione e alla tutela della libertà di informazione. Il Commissario sarà eletto dal Parlamento e godrà di immunità pari a quella dei parlamentari.  Avrà forti poteri di controllo e di sanzione amministrativa a favore della tutela dell’accesso;
  • viene introdotto il principio di proporzionalità e della valutazione dell’interesse pubblico, per tutte le eccezioni all’accesso previste dalla normativa Foia;
  • c’è una forte apertura verso la pubblicazione proattiva di informazioni da parte degli enti pubblici, comprese le chiare disposizioni di legge (ciò che deve essere pubblicato) e le norme secondarie;
  • sarà possibile il riutilizzo di informazioni, senza costi, per qualsiasi scopo.

E le novità non si fermano solo agli articoli di legge. Sono state previste delle misure concrete e dei progetti pilota per open data e open government all’interno dell’amministrazione statale.

Sul fronte della società civile, il risultato premia GONG – l’equivalente balcanico di DDS – e molte altre Ong che hanno visto accolte praticamente tutte le modifiche proposte, con il Ministero dell’Amministrazione pubblica che ha difeso i più elevati standard internazionali in termini di Foia, nonostante altre istituzioni a livello governativo abbiano tentato fino all’ultimo di ridurne la portata. L’opposizione interna è talvolta la miglior prova del fatto che lo strumento è percepito anche dai burocrati come efficace nel controllare il loro operato.

Per la Croazia, ora che il quadro giuridico esiste, non rimane che continuare il paziente lavoro di monitoraggio e promozione del diritto di accesso, affinché la società civile sia sempre più consapevole di avere in mano uno degli strumenti più potenti strumenti per una cittadinanza attiva ed informata.

Per l’Italia l’esempio croato è un occasione per riflettere come mettersi al passo europeo, sia a livello normativo che di apertura partecipativa del processo legislativo. Al di là dell’Adriatico la consultazione con la società civile non è mai venuta meno ed è partita fin dalle prime fasi, mentre da noi – almeno con l’ultimo tentativo – non è mai nemmeno iniziata.