Silenzi di Stato, le verità pubbliche che ci nascondono

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di Elisa Murgese

Quanto ha speso il sindaco in viaggi e cene? Che cosa c’è nell’aria di casa mia? Com’è gestita l’emergenza dei migranti? Sono dieci storie di informazioni negate quelle raccontate in “Silenzi di Stato”, libro dell’avvocato Ernesto Belisario e del giornalista Guido Romeo appena uscito per Chierelettere. Come precisa il sottotitolo, “Storie di trasparenza negata e di cittadini che non si arrendono”. Perché Belisario e Romeo hanno scelto di raccontare dieci battaglie di cittadini e giornalisti che hanno cercato (spesso inutilmente, certamente con fatica) di entrare in possesso di documenti nelle mani di pubbliche amministrazioni: i titolo di studio degli insegnati inseriti in graduatoria, i costi del portale Italia.it o le informazioni sulla sicurezza degli edifici pubblici. Tante le domande che i cittadini vorrebbero porre alle pubbliche amministrazioni ma sempre uguale la risposta: una porta chiusa in faccia alla trasparenza.

#ijf16: tutti gli appuntamenti con Diritto Di Sapere

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In un momento di gran fermento per il diritto di accesso e la trasparenza, Diritto Di Sapere non poteva mancare al consueto appuntamento con il Festival del Giornalismo di Perugia. Quest’anno sarà domenica 10 Aprile la data da segnare: nella giornata conclusiva dell’ijf16, saremo infatti impegnati in tre panel.

Tutti gli eventi saranno trasmessi via streaming sul canale Youtube e sul sito del festival.

Benvenuto a bordo Mr. Chiedi

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All’anagrafe è Claudio Cesarano, ma per noi qui a Diritto Di Sapere è già Mr. Chiedi. Sì, perché Claudio è salito a bordo lo scorso luglio, arrivando dritto dritto dagli uffici di Madrid di Access Info Europe, dove si è fatto le ossa su AsktheEU che con la nostra piattaforma Chiedi condivide il motore (il software open-source Alaveteli sviluppato da MySociety), ma anche il cuore: la missione di facilitare l’accesso da parte di cittadini e giornalisti alle informazioni raccolte dalle istituzioni.

Dopo GlocalNews: 5 ragioni per le quali l’Italia ha bisogno di un Foia

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(Da sinistra: Rosy Battaglia, Guido Romeo, Philip Di Salvo e Marco Renzi)

Le ragioni per pretendere una nuova legge sull’accesso agli atti, un vero e proprio Freedom of information act all’altezza degli standard dei 100 paesi che oggi l’anno approvato sono molte, ma venerdì scorso, a GlocalNews (grazie ancora al direttore Marco Giovannelli per averci ospitato!) abbiamo cercato di evidenziare le più importanti e urgenti.  Anche semplicemente portando a esempio i casi di applicazione di questo tipo di legge grazie a contributi di Rosy Battaglia, Philip Di Salvo e Marco Renzi nel panel dedicato alla campagna #Foia4Italy.
Qui lo storify del panel attraverso i social network (grazie ancora a Chiara Forchetti per il live tweeting) e un bel pezzo in inglese di Gloria Schiavi.

1. Il Foia serve a tutti, non solo ai giornalisti. La sofferenza del territorio italiano sul fronte ambientale non è più solo un tema per ecologisti duri e puri, ma un problema di sicurezza e di salute pubblica. In molti lo hanno capito come dimostra il progetto Cittadini reattivi lanciato da Rosy Battaglia che sta mappando problemi di inquinamento idrico, ma anche la situazione dei siti contaminati dall’amianto dove spesso si confondono siti bonificati e da bonificare.

2. Il Foia serve al singolo. Un’inchiesta giornalistica mira ad interessare quanti più lettori possibile, ma un buon accesso all’informazione permette di ottenere e divulgare informazioni estremamente granulari e dettagliate che sono così più rilevanti per il singolo. È il caso della mortalità negli ospedali italiani rivelata dall’inchiesta #doveticuri di Wired, dove però i dati sono stati ottenuti e divulgati senza il permesso del Ministero della Salute. L’esistenza di un Foia permetterebbe di avere dati più facilmente e meglio organizzati.

3. La trasparenza farà l’Italia più ricca. Se è vero che la luce del sole è il miglior disinfettante come diceva Louis Brandeis e che la corruzione costa all’Italia qualosa come 60 miliardi l’anno, ha ragione da vendere Transparency Italia nello spiegare che il Foia è un passo indispensabile e universalmente riconosciuto a livello internazionale per progredire in questa direzione.

4. Ai tempi del whistleblowing l’eccesso di segretezza non paga. Su questo punto ha insistito giustamente Philip Di Salvo ricordando, oltre al recente Datagate, la genesi di Collateral murder, il filmato dirompente prodotto da Wikileaks su materiale dell’esercito Usa e che mostrava l’omicidio da parte di un elicottero Usa di alcuni giornalisti Reuters. L’agenzia aveva cercato di ottenere informazioni anni prima proprio appellandosi al Foia, ma senza fortuna. Alla fine negare l’accesso è stato peggio che far luce.

5. Il Foia non è straniero. A dispetto dell’acronimo anglosassone che si presta a diversi giochi di parole e fraintedimenti in Italia, il concetto di trasparenza e di diritto alla conoscenza da parte dei cittadini dell’operato delle pubbliche amministrazioni è italiano dai tempi del Rinascimento. Lo ha sottolineato Marco Renzi ricordando, da buon toscano, che già nel 1400 a Siena (250 anni prima della Svezia) gli edili dovevano rispondere alle domande dei cittadini, pena salatissime multe.

In attesa di avere un Foia anche in Italia rilancio con due cose da fare:

1. Commentare e integrare il testo proposto da #Foia4Italy

2. Fare una richiesta di accesso – tutte le istruzioni sul come fare sono nel nostro LegalLeaks – e raccontare com’è andata su siti, blog, social e testate. Magari segnalandolo anche a Diritto Di Sapere.

 

Stasera Foia4Italy è a Glocal News

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Stasera Diritto Di Sapere sarà al Glocal News Festival di Varese per presentare le prossime tappe della campagna Foia4Italy e discutere il testo di quello che speriamo diventi il primo Freedom of Information Act italiano.

L’appuntamento è per le 18.30 alla Sala Campiotti presso la Camera di Commercio di Varese, in via Monte Grappa 5.

L’incontro, moderato da Guido Romeo, data e business editor di Wired e co-fondatore di Diritto di Sapere e Foia4Italy, ospiterà gli interventi di Rosy Battaglia (Cittadini Reattivi e Foia4Italy), Philip Di Salvo (giornalista e European Journalism Observatory) e Marco Renzi (Lsdi).

Lo scopo dell’incontro è aprire a una discussione aperta tra speaker e pubblico sull’urgenza di un Foia italiano e su quali sono le aree di applicazione di questo strumento, dal giornalismo all’attivismo civico e alla lotta alla corruzione.

 

Diritto Di Sapere sostiene MANS contro gli attacchi a Vanja Calovic

Vanja Calovic - Foto di Angus Young
Vanja Calovic – Foto di Angus Young

La trasparenza e la lotta alla corruzione sono battaglie che conducono molte organizzazioni in tutti i Paesi del mondo.

In Montenegro l’ong MANS si occupa di investigare corruzione, conflitto di interessi, attività del Parlamento. Negli ultimi mesi alcuni media (vicini al governo montenegrino) stanno portando avanti una campagna diffamatoria contro Vanja Calovic, direttore esecutivo di MANS, pubblicando video falsi per screditarla.

L’attacco arriva poco dopo la scoperta, da parte di MANS, di frodi elettorali da parte del partito dell’attuale primo ministro Djukanovic. Qui la storia completa nel racconto fatto da Reuters.

Diritto Di Sapere si unisce alla comunità internazionale di organizzazioni che si occupano di trasparenza nel sostenere MANS e Vanja Calovic e condannare questa campagna mediatica.

FOIA in azione: la NBC richiede l’accesso a documenti sul caso Snowden

Ieri il giornalista Brian Williams ha intervistato Edward Snowden sulla NBC, in esclusiva per gli USA (Snowden aveva già fatto un’intervista televisiva per la tv tedesca, lo scorso gennaio).
Tra i temi dell’intervista anche i ripetuti tentativi dell’ex-contractor di segnalare ai suoi superiori gli abusi della NSA attraverso canali interni, prima di rivolgersi a Glenn Greenwald e Laura Poitras.
Proprio per fare chiarezza la NBC ha inviato una richiesta attraverso il Freedom of Information Act ai documenti in questione.
Per spiegare meglio i temi e il contesto ripubblichiamo qui (col permesso dell’autore) un post di Fabio Chiusi, uscito oggi sul suo blog del Messaggero Veneto.

 

Lo sviluppo potenzialmente più rilevante della lunga intervista – la prima di una emittente statunitense – di NBC News a Edward Snowden riguarda il tentativo della fonte del Datagate di segnalare gli abusi della NSA attraverso i canali ufficiali interni, prima di divulgare i documenti ai giornalisti e dunque al pubblico. Snowden ha sempre sostenuto di averlo fatto ripetutamente (ma senza esito, a parte fatti gli affari tuoi, smetti di fare domande o ti distruggeranno), e i suoi oppositori nell’amministrazione Obama e nell’agenzia di intelligence sempre ribattuto il contrario: Barack Obama, indicando la sua direttiva presidenziale per la protezione dei whistleblower, ha affermato lo scorso agosto che Snowden aveva «altre vie» per esprimere le sue lamentele (ma la direttiva non riguarda i contractor come Snowden); l’NSA, che oggi non commenta, ha in passato negato di essere a conoscenza di segnalazioni da parte di Snowden per vie ufficiali. Per esempio, a dicembre scorso al Washington Post:

 

Oggi non commenta, ma a dicembre l’NSA diceva di non avere prove delle segnalazioni interne di Snowden (v. WaPo) pic.twitter.com/CPgqZ9TIIN

— Fabio Chiusi (@fabiochiusi) May 29, 2014

 

Nell’intervista a NBC Snowden rilancia, affermando che ci devono essere delle prove – visto che i canali usati, appunto, sono ufficiali – dei suoi dubbi su quanto stava apprendendo in qualità di analista al servizio dell’intelligence USA: «Sono passato per i canali ufficiali», dice a Brian Williams, «ed è documentato» perché l’NSA, prosegue, tiene copia delle mail ricevute in appositi registri. Snowden sostiene dunque di aver comunicato per iscritto e non solo le sue preoccupazioni, e a diversi uffici e colleghi. «L’ho fatto a Fort Meade. L’ho fatto alle Hawaii». La risposta?, chiede Williams. La solita, dice Snowden:

 

Snowden alla NBC dice che ci sono prove che documentano le sue segnalazioni degli abusi NSA per canali ufficiali pic.twitter.com/qCNLiGSdDp

— Fabio Chiusi (@fabiochiusi) May 29, 2014

 

Un processo lungo, dunque, cominciato – a quanto sappiamo dallo stesso Snowden – nel 2012. Ma secondo ‘No place to hide’, di Glenn Greenwald, la disillusione sarebbe cominciata addirittura nel 2009, quando ha lasciato la CIA amareggiato per quanto vedeva, si legge, e senza riuscire a denunciarlo per i canali istituzionali – anche allora, gli veniva detto di farsi i fatti suoi. A quanto scrive Greenwald, Snowden non si era esposto allora perché confidava in un cambio delle prassi di sorveglianza con Obama (del resto, l’aveva annunciato eccome), e perché rivelare il funzionamento della CIA avrebbe messo a repentaglio vite umane; con l’NSA, invece, a crollare sarebbe per Snowden solo un sistema di potere inutile.

Tornando all’intervista, mentre NSA e CIA tacciono, scrive l’NBC che «funzionari del governo» confermano l’esistenza delle mail inviate da Snowden. Per fugare ogni dubbio, l’emittente ha inviato una richiesta attraverso il Freedom of Information Act ai documenti in questione. Un contributo alla chiarezza e alla trasparenza da parte dell’amministrazione USA – ammesso giunga mai – potrebbe aiutare a fare luce su questo fondamentale aspetto per comprendere la bontà degli intenti di Snowden, definito in tutta risposta un «codardo» e «traditore» dal segretario di Stato, John Kerry. È il teorema, indimostrato, della «spia russa» che ha «danneggiato» il suo Paese, ripetuto proprio mentre Snowden accusa (di nuovo) senza se e senza ma le politiche del Cremlino

 

Snowden di nuovo contro Putin nell’intervista a NBC pic.twitter.com/1E5uskBmKb

— Fabio Chiusi (@fabiochiusi) May 29, 2014

 

e le prassi di sorveglianza anche in Cina, e mentre lo stesso Snowden può ribadire – senza smentite – che finora l’amministrazione USA non può indicare «un solo caso» in cui un individuo sia stato realmente danneggiato dalle sue rivelazioni.

[slide] Il nostro workshop sul diritto di accesso al Festival del Giornalismo

Al Festival del Giornalismo di Perugia non abbiamo solo discusso di Freedom of Information Act in Italia, ma anche di come utilizzare il diritto di accesso e a cosa può servirci, come giornalisti e come cittadini.

Se non c’eravate, sappiate che potrete presto recuperare: stiamo preparando i prossimi appuntamenti!

Intanto ecco qui le slide del nostro Guido Romeo e di Ernesto Belisario, insostituibile supporto legale (e co-autore del nostro manuale Legal Leaks, aggiornato di fresco!).


dirittodisapere.it: Come usare il diritto di accesso all’informazione – #ijf14 by Guido Romeo

Come usare il diritto di accesso all’informazione#Ijf14 Belisario by Ernesto Belisario

Un Freedom of Information Act per l’Italia: il nostro panel a #IJF14

Il Festival del Giornalismo 2014 si è appena concluso, dopo cinque giorni di incontri internazionali.
Diritto Di Sapere ha avuto una forte presenza, con due panel e un workshop.

Il primo incontro si è svolto mercoledì 30 aprile e ha avuto come oggetto il nostro tema chiave, l’accesso agli atti: è tempo per un Freedom of Information Act anche in Italia?

Per chi non c’era, ecco il video dell’incontro:

I lavori sono stati aperti da Helen Darbishire, direttore di Access-Info Europe, nonché tra i fondatori di DDS, che ha insistito su quanto sia importante capire che le informazioni detenute alla Pubblica Amministrazione appartengono ai cittadini e quanto sia un loro diritto fondamentale potervi accedere e utilizzarle.

Alex Salha, attivista libanese che si occupa di trasparenza, ha poi presentato l’interessante caso della campagna che ha portato a una significativa diffusione del dibattito sull’accesso in Libano e a un pacchetto di leggi sulla trasparenza, di cui l’accesso alle informazioni fa parte.
Il pacchetto, alla vigilia dell’approvazione, è stato ritirato dal governo per “una ulteriore fase di studio”, ma l’attenzione di attivisti e opinione pubblica è elevata e degli sviluppi importanti arriveranno entro il 2014.

Il dibattito è poi proseguito con un focus sulla situazione italiana: proprio al Festival dell’anno scorso avevamo presentato Silenzio di Stato, il nostro rapporto sullo stato dell’accesso, che aveva evidenziato il bassissimo livello di applicazione della pur limitata legge sull’accesso, la 241/90, e l’altissima incidenza del silenzio amministrativo.

Qual è la situazione dell’accesso a un anno di distanza?

C’è una proposta di legge che interviene sul tema, a firma di Paolo Coppola (PD), anch’egli tra gli speaker.

Fabio Chiusi, che ha scritto e commentato i temi del panel per Wired, ne evidenzia i punti principali:

il diritto all’accesso non sia più dei soli soggetti interessati, come ora, ma di chiunque, ed esercitabile “anche telematicamente“; cada di conseguenza anche la clausola per cui quell’interesse dovrebbe essere “diretto, concreto e attuale“; allo stesso modo, verrebbe rimosso il vincolo che afferma “che non sono ammissibili istanze per un controllo generalizzato dell’operato della PA” (una previsione, secondo Coppola, inadatta all’era della digitalizzazione) e infine altrettanto accadrebbe per l’ulteriore vincolo di motivare la richiesta di accesso.

Lo abbiamo detto, sembra esserci una nuova sensibilità da parte del nuovo governo, ma non basta. Il metodo, infatti, non è ancora open e partecipativo, evidenzia Ernesto Belisario, direttore dell’Osservatorio sull’Open Government e tra gli autori del nostro manuale Legal Leaks (appena aggiornato alla sua terza edizione).

Questa ultima proposta di legge va nella giusta direzione, ma ancora non ci sono tempi definiti, né certezza sulla sua approvazione.

Quanto a Diritto Di Sapere, non ci limiteremo certo a un cauto ottimismo: abbiamo molte novità in cantiere e presto ve ne parleremo!

Diritto Di Sapere al Festival Internazionale del Giornalismo (30 aprile – 4 maggio)

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Diritto Di Sapere torna a muoversi per l’Italia per parlare di diritto di accesso all’informazione.

I prossimi appuntamenti saranno al Festival Internazionale del Giornalismo, che si terrà a Perugia dal 30 aprile al 4 maggio.

Ecco gli appuntamenti che ci vedranno coinvolti, tra panel e workshop:

Mercoledì 30 aprile
Un Foia per l’Italia. Una proposta concreta: Diritto Di Sapere fa il punto con esperti nazionali e internazionali su cosa serve per poter avere anche in Italia uno strumento come il Freedom of Information Act.
Con Andrea Menapace, Antonella Napolitano, Helen Darbishire (Access-Info Europe), Ernesto Belisario (pres. Ass. per Open Government) e Paolo Coppola (Partito Democratico).

Legal Leaks: come usare il tuo diritto di accesso all’informazione: come utilizzare le norme italiane per chiedere (e ottenere) documenti, dati e file audio-video dalla pubblica amministrazione.
Con Guido Romeo ed Ernesto Belisario (pres. Ass. per Open Government)

Oltre al FOIA, parleremo anche di lobby e trasparenza, il 1° maggio:
“Lobby e potere: strumenti per la trasparenza e l’accountability”: con Pascoe Sabido (Osservatorio Europeo sulle Corporazioni), Andrea Menapace, Antonella Napolitano, Helen Darbishire (Access-Info Europe), Ernesto Belisario (pres. Ass. per Open Government) e il vicepresidente della Camera dei Deputati, Luigi Di Maio.

 

Saremo a Perugia per tutta la durata del Festival. Vi aspettiamo!