Foia: l’Italia guadagna 43 posizioni nella classifica mondiale sull’accesso

Dal 97esimo al 54esimo posto a livello mondiale nella classifica del Right to Information Rating, l’indice globale che misura in 111 Paesi l’accessibilità di documenti, dati e informazioni detenuti dalle pubbliche amministrazioni. È questa la rimonta resa possibile dall’approvazione, lo scorso maggio del Foia, il Freedom of Information Act italiano.

È una rimonta storica perché per 26 anni l’Italia è stata relegata nelle retrovie dell’indice Rti a causa degli enormi limiti della Legge 241/1990 che garantisce l’accesso soltanto a chi può dimostrare un interesse diretto, concreto e attuale e proibisce ogni richiesta che possa costituire un controllo generalizzato dell’attività della pubblica amministrazione.

#AccessToInfoDay: tre occasioni per non abbassare la guardia sul diritto di sapere

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di Claudio Cesarano

Come in una memorabile congiunzione astrale, sono tante le ricorrenze che si allineano in questo 2016 in tema di accesso alle informazioni.

La prima legge sul diritto d’accesso, battezzata in Svezia, compie esattamente 250 anni.
Il Foia americano, altra pietra miliare, arriva al suo 50esimo anniversario preceduto lo scorso Gennaio dalla riforma Obama che ne ha esteso notevolmente i poteri.  

Infine per la prima volta l’Unesco promuove il 28 settembre come “International Day for the Universal Access to Information”: la ricorrenza nata nel 2002 col nome di “Right To Know Day” grazie a un gruppo di attivisti riceve ora il riconoscimento che merita.

#AccessToInfoDay – Comunicato della RTI Coalition Europea

 

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Madrid, 28 settembre 2016Nella Giornata Internazionale del Diritto di Accesso alle Informazioni – la prima ad essere ufficialmente riconosciuta dall’Unesco – i gruppi della società civile che si occupano di diritto di sapere denunciano la mancanza di trasparenza dei processi democratici che contribuisce ad alimentare la sfiducia e il populismo demagogico in Europa.

I risultati di recenti monitoraggi condotti dalle organizzazioni della società civile hanno mostrato come, nonostante si siano fatti notevoli progressi – al mondo esistono 111 leggi sul diritto alle informazioni e i governi pubblicano regolarmente i dati sulle spese e sui servizi – ad oggi esistono ancora molti limiti alla trasparenza nei processi decisionali. Limiti che stanno nascondendo la maggior parte delle attività governative dall’esame della società civile.

I gruppi hanno riportato che uno dei maggiori ostacoli all’amministrazione aperta (o open government) è la mancanza di documenti di archivio: non sono registrate le liste degli incontri tra ufficiali pubblici e i resoconti degli stessi, non c’è traccia degli scambi avvenuti con i lobbisti e le decisioni vengono prese senza dare le dovute giustificazioni o presentando delle prove a sostegno.

OGP: un’occasione per la trasparenza italiana

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Trasparenza, partecipazione e innovazione.
Intorno a questi tre temi si è sviluppato ieri il primo incontro del Forum permanente sull’open government: oltre 70 rappresentanti della società civile – compreso Diritto di Sapere e tutte le organizzazioni promotrici di Foia4Italy – delle camere di commercio e delle associazioni categoria sono stati invitati dal Ministro Madia per contribuire al rilancio dell’impegno italiano nell’Open Government Partnership.

Nata nel 2011, l’Open Government Partnership (OGP) è un’iniziativa internazionale che coinvolge 69 Paesi che si impegnano a realizzare azioni concrete per aumentare l’apertura e la trasparenza delle amministrazioni nei confronti dei cittadini: questa missione viene definita concretamente attraverso la stesura e l’applicazione, in collaborazione con la società civile, di un piano di azione biennale. Arrivata alla fine del suo secondo ciclo, la partecipazione dell’Italia all’OGP è stata piuttosto scostante ma ha dato anche alcuni risultati di valore come la creazione del portale Open Coesione, progetto che si è classificato quarto negli Open Government Awards 2014.

L’obiettivo ora è quello di scrivere entro metà luglio un piano d’azione che sia ambizioso ma allo stesso tempo realizzabile in tempi ben definiti: la scommessa è quella di arrivare al Global Summit di Parigi (7 Dicembre) con dei risultati concreti da mostrare alla comunità internazionale. L’impegno della società civile è fondamentale per la riuscita di questa iniziativa e, come dichiarato dallo stesso Ministro, l’obiettivo è quello di replicare e ampliare il modello di partecipazione iniziato col coinvolgimento di Foia4Italy e delle altre organizzazioni attive sul tema dell’accesso.

Nelle prossime settimane si creeranno tre tavoli di lavoro coordinati dall’Avv. Ernesto Belisario che riuniranno rappresentanti delle pubbliche amministrazioni e della società civile per stabilire le priorità del piano di azione italiano su tre macrotemi

  1. Trasparenza e open data
  2. Partecipazione e accountability
  3. Innovazione e cittadinanza digitale

In questo quadro l’accesso alle informazioni è un tema assolutamente centrale: il Ministro ha definito questo diritto come l’architrave del sistema di open government e garanzia essenziale per l’equità e la lotta alle diseguaglianze; ha inoltre aggiunto che “le pubbliche amministrazioni saranno stimolate, quasi costrette, a lavorare in modalità open per gestire la mole di richieste di accesso da parte dei cittadini”.
Ma ancora si deve fare molto per far funzionare il FOIA, sottolineano molti rappresentanti, e l’Open Government Partnership potrebbe essere lo spazio perfetto per ottenere maggiori garanzie.

Già ieri il dibattito è stato vivace e ricco di proposte su vari fronti: rendere disponibili i dataset strategici (trasporti, beni culturali), integrare innovazioni come SPID in chiave di partecipazione e semplificazione, riavviare i progetti mai completati dei precedenti piani d’azione, valorizzare l’offerta di software open source.

Le prossime sei settimane potrebbero essere, quindi, determinanti per definire un nuovo percorso in tema di trasparenza e per scoprire se l’esperienza di Foia4Italy può essere replicata su più larga scala.

L’Italia ha un Freedom of Information Act

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Con l’approvazione del Decreto Trasparenza da parte del Consiglio dei Ministri l’accesso alle informazioni  è riconosciuto come diritto di cittadinanza in linea con quanto avviene in oltre 90 Paesi al mondo.

Il primo Foia italiano è stato possibile anche grazie alle pressioni che Foia4Italy – la rete di cui fa parte Diritto di Sapere e che riunisce oltre 30 organizzazioni della società civile – attua da due anni su Governo e Parlamento. La dimostrazione che l’unione di associazioni, attivisti ed esperti, fa la forza è l’adesione di oltre 88 mila cittadini alla nostra petizione per una legge evoluta sulla trasparenza.

Il testo pubblicato da diverse testate nelle ultime ore mostra che il contributo della società civile è stato determinante nel rendere il decreto un “vero FOIA”, risolvendo molte delle criticità presenti nella versione approvata in via preliminare lo scorso 20 gennaio. Valutiamo positivamente il recepimento di molti di quelli che abbiamo definito “punti irrinunciabili” per un vero FOIA:

  1. l’eliminazione del “silenzio-diniego”, che sollevava le amministrazioni dall’obbligo di motivare il rifiuto all’accesso,
  2. l’eliminazione dell’obbligo per i richiedenti di identificare “chiaramente” i documenti oggetto dell’istanza di accesso,
  3. Il riconoscimento della gratuità dell’accesso in formato elettronico e cartaceo, limitando il rimborso ai costi documentati per  “riproduzione su supporti materiali”,
  4. La previsione di rimedi stragiudiziali, gratuiti e veloci, per i casi di mancata o negativa risposta,
  5. La previsione di linee guida operative che orienteranno le amministrazioni in un’omogenea e rigorosa applicazione delle nuove norme.

Non mancano tuttavia le criticità. Colpisce, in particolare, l’assenza di sanzioni chiare e rigorose per i casi di illegittimo diniego di accesso (che pure la legge delega della riforma Madia aveva previsto) e ci preoccupano l’eliminazione di alcuni obblighi di pubblicazione previsti dalla legge 33/2013 e la formulazione delle eccezioni ancora troppo generiche – come ad esempio nel caso degli “interessi pubblici inerenti la politica e la stabilità economica e finanziaria dello Stato” – che si prestano ad essere alibi per le amministrazioni che non hanno voglia di fare vera trasparenza.

Siamo però fiduciosi che, anche grazie alle linee guida di ANAC e al metodo di dialogo con la società civile inaugurato con questo decreto, nei prossimi sei mesi (e cioè prima della piena operatività della norma) questi profili potranno essere affrontati e risolti.

La nostra campagna, infatti, non è ancora terminata. Adesso  comincia la fase più delicata, quella dell’attuazione, che – per essere efficace e proficua – dovrà vedere il rafforzamento del metodo di partecipazione e collaborazione avviato nella fase di scrittura del decreto. Siamo quindi sicuri che il Ministro Madia manterrà la promessa e ci convocherà per i prossimi passi:

  1. Stesura delle linee operative ANAC
  2. Monitoraggio dell’applicazione della norma in modo da poter acquisire elementi che consentano, fin da subito, di migliorarla.
  3. Favorire la comprensione dello strumento presso la cittadinanza e la pubblica amministrazione mediante una strategia di comunicazione efficace per rendere il FOIA operativo.
  4. Avvio di un’attività di definizione di un processo partecipativo che sia da riferimento per tutti i decreti legislativi della riforma della PA

Ora anche gli italiani potranno disporre di uno strumento, anche se ancora migliorabile, fondamentale per monitorare l’operato della pubblica amministrazione, conoscere informazioni essenziali sulla loro comunità e contrastare malaffare e corruzione.

Marianna Madia riceve Foia4Italy

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Stamane il ministro Marianna Madia ha ricevuto a Palazzo Vidoni, sede del ministero della Funzione pubblica, una delegazione della rete Foia4Italy che da mesi chiede a gran voce sostanziali modifiche al Freedom of information act italiano. “Abbiamo consegnato oltre 82.000 firme di cittadini che non intendono accontentarsi del testo carente e inadeguato a garantire un vero diritto di accesso ai dati della Pubblica amministrazione approvato in via preliminare dal governo – ha dichiarato Federico Anghelé di Riparte il futuro. – Si tratta di un gesto simbolico che dimostra come, facendo fronte comune, la società civile sia in grado di farsi ascoltare dalla politica e influenzarne le decisioni”.

Già audita presso il ministero e le Commissioni Affari costituzionali, dopo aver condotto per mesi una campagna serrata online per la raccolta firme, Foia4Italy ha proposto al governo una serie di punti irrinunciabili sulla base dei quali modificare il testo preliminare del decreto approvato lo scorso gennaio. Tra le varie cose la rete ha chiesto di intervenire sui tema del “silenzio-diniego”, che solleva le amministrazioni dal motivare una mancata risposta, sull’elevato numero dieccezioni, ovvero le materie su cui non sarà possibile fare domanda di accesso, sulla mancata gratuità del servizio, sull’assenza di un sistema alternativo al TAR per il ricorso e sulla generale mancanza di chiarezzadei ruoli e delle procedure.

Durante l’incontro Marianna Madia ha confermato che sarà un suo impegno personalepresentare in Consiglio dei ministri il miglior testo possibile, che recepisca i pareri delle Commissioni parlamentari e le indicazioni di Foia4Italy. Il ministro ha poi assicurato che i rappresentanti della rete verranno coinvolti in tutte le fasi di attuazione del decreto poiché, ora che anche in Italia avremo un Freedom of Information Act, occorrerà farlo funzionare e farne capire le enormi potenzialità agli italiani.

“Abbiamo ottenuto un chiaro impegno a coinvolgere la società civile anche nelle fasi successive all’approvazione del FOIA – ha aggiunto Anghelé – affinché il nuovo strumento d’accesso sia davvero efficace. In particolare, sul tema delle eccezioni abbiamo chiesto di essere coinvolti nellapredisposizione di linee guida per la Pubblica amministrazione”.

Il ministro ha infine ringraziato la rete di Foia4Italy per l’impegno dimostrato e per il grande contributo propositivo alla modifica del decreto, che verrà presentato al più tardi al Consiglio dei ministri della prossima settimana.

Ora tocca al Governo

Con il voto delle Commissioni Affari Costituzionali di ieri si chiude la fase di consultazione sul Decreto 267/2016, ovvero quello che dovrebbe essere il Freedom Information Act italiano. Come annunciato ieri subito dopo la valutazione dall’On. Ascani, relatrice del parere per la Camera, molte delle proposte di modifica avanzate da Diritto Di Sapere e dalle altre organizzazioni promotrici di FOIA4Italy sono state accolte. Abbiamo quindi aggiornato la nostra infografica con il Parere delle Commissioni Affari Costituzionali e quella della Commissione Parlamentare per la Semplificazione (espresso lo scorso 5 Aprile).
 

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Ora tocca al governo decidere quali punti accogliere e come. Lo stesso Ministro Madia si era detta disposta a rivedere due punti in particolare: il silenzio diniego e l’identificazione di una forma di ricorso alternativa al TAR.
Ma se vogliamo davvero “la migliore legge possibile” servono interventi decisi e più di 80 mila cittadini (sì, ieri la petizione di FOIA4Italy ha superato quest’altro traguardo) saranno vigili affinché sia garantito un vero diritto di accesso alle informazioni.

 

Tre cose nuove sul FOIA dette a #ijf16

“Avremo la migliore legge possibile in termini di trasparenza” ha affermato Marianna Madia in un intervento, purtroppo concesso senza contraddittorio, al Festival del Giornalismo di Perugia.

Molte le critiche in rete per il messaggio fin troppo propagandistico e già ribadito nelle sue risposte al Corriere della Sera e l’Espresso. Ma che cosa è stato detto e promesso veramente sul Foia italiano al Festival?

1. Il testo attuale sarà modificato

È una buona notizia. Dopo Consiglio di Stato, ANAC, Garante della Privacy e Conferenza Stato-Regioni, le Commissioni Affari Costituzionali di Camera e Senato stanno per pubblicare il loro parere sul testo. Nessuno di questi è vincolante per il Governo, ma sia Madia che il Premier hanno dichiarato di voler migliorare il testo. Stamattina Renzi lo ha ribadito in un tweet rispondendo a Massimo Mantellini.

L’On. Anna Ascani, relatrice del testo in Commissione Affari Costituzionali della Camera, ha assicurato che il parere consultivo verrà formulato entro una decina di giorni e indicato le modifiche, a suo avviso, imprescindibili. Altrettanto assurdo, secondo la Ascani, è imporre ai cittadini l’obbligo di definire chiaramente i documenti richiesti riportandone la dicitura precisa o riferimenti di catalogazione. La Ascani proporrà un ricorso extragiudiziale: “stiamo pensando a uno strumento che consenta di non ingolfare ANAC e la garanzia della gratuità dell’accesso”.

2. Linee guida da ANAC per le eccezioni

È un rischio. Le eccezioni, giudicate da Consigli di Stato, Anac e Conferenza Stato Regioni (oltre che da Foia4Italy) troppo ampie e vaghe potrebbero essere perfezionate grazie a linee guida redatte dall’ANAC insieme ad altri soggetti come il Garante della Privacy. Questo significa che il Governo potrebbe fare melina e, anche se la legge è approvata, il suo reale impatto si capirà solo con le linee guida.

3. Tempi: si allungano

È una cattiva notizia. Dopo l’acquisizione del parere parlamentare, il Governo dovrebbe approvare la legge verso fine maggio. Rimane però l’incognita delle linee guida: senza il FOIA non sarebbe operativo. Per preparare queste linee guida si parla di almeno 6 mesi. Questo significherebbe avere una legge a gennaio 2017 Il rischio è che slitti a un anno. Insomma, l’Italia potrebbe avere una legge sul diritto di accesso solo nell’autunno del 2017. Molto lontano dall’inizio del 2016 promesso dal Governo l’anno scorso.

La migliore legge possibile è ancora possibile?

Helen Darbishire, una delle massime esperte al mondo in tema di diritto di accesso, gela però ogni entusiasmo sulle promesse di Madia: “Può sembrare una rivoluzione ma you’re a little bit late to the party. Il primo Foia sta per compiere 250 anni: la rivoluzione va avanti da un bel po’”.
Sul testo, poi, il giudizio è molto netto: “non posso proprio essere d’accordo col Ministro sul fatto: se si fa un’ analisi oggettiva del testo l’Italia non sarà nella posizione di avere una delle migliori leggi al mondo in tema di trasparenza. Oggi siete 96esimi su 102 paesi nell’RTI rating. Risalire di qualche decina di posizioni non credo sarebbe poi questo gran successo. L’Italia può fare di meglio.”

Tutti i pareri sul FOIA in un’infografica

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Domani pomeriggio le Commissioni Affari Costituzionali di Camera e Senato terranno un’audizione per valutare il Decreto 267/2016 che, nelle promosse del Governo, rappresenterebbe il Freedom of Information Act italiano.

Diritto Di Sapere e altre organizzazioni attive sul tema del diritto di accesso sono state invitate a partecipare per fornire il proprio parere sul testo e avanzare le proprie proposte emendative.

In questa occasione ribadiremo quelli che, secondo noi e secondo le altre organizzazioni parte di FOIA4Italy, sono i punti critici della riforma del Decreto Trasparenza come abbiamo fatto nell’incontro con il Ministero per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione.

Questo alla luce anche dei pareri espressi dal Consiglio di Stato, dall’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC), del Garante della privacy e della Conferenza Stato-Regioni.
Qui li riassumiamo in un’infografica con accanto la posizione di FOIA4Italy.

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Vuoi un’informazione? Chiedi al robot della trasparenza!

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Siete pronti per la nuova era della trasparenza?
Pronti a ottenere dalle Pubbliche Amministrazioni ogni documento, dato o informazione vi serva?

Queste le premesse (e promesse) del FOIA quando Renzi l’aveva annunciato. Ma visto il testo del Decreto approvato il 20 gennaio, lo scenario sarà molto diverso. In questo video, realizzato grazie al supporto di Riparte il Futuro, proviamo a immaginare come cambieranno le cose.

Vi anticipiamo solo questo: beccarvi un “RESPINTO” dai robot della trasparenza è molto ma molto facile.