Scontrini online, la procura chiede tre anni per Marino

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di Martina Basile

Fare trasparenza non conviene.

La procura ha infatti richiesto la condanna a tre anni, un mese e dieci giorni per l’ex sindaco e l’ha sottoposta al gup Pierluigi Balestrieri che si dovrà esprimere in merito in data ancora da decidersi.

La vicenda gira intorno alle cinquantasei cene consumate tra il 2013 e il 2015 che Marino avrebbe pagato con la carta di credito e a dei certificati che riportavano compensi a dei collaboratori inesistenti che avrebbero fatto entrare nelle casse della Onlus seimila euro illeciti.

La richiesta iniziale di condanna era di quattro anni e otto mesi per falso, peculato e truffa ma lo stesso Marino aveva sollecitato il rito abbreviato che prevede uno sconto di pena di un terzo.

Lo stesso Comune di Roma si è costituito parte civile nella causa e ha richiesto un risarcimento di seicentomila euro: 100mila per “danno funzionale” e 500mila per “danno d’immagine”.

Nonostante la sicurezza mostrata dall’avvocato della difesa, Enzo Musco, che dichiaraHo provato senza ombra di dubbio che il mio assistito non ha mai utilizzato risorse pubbliche per finalità private e ho chiarito il concetto  giuridico di “spesa di rappresentanza“; sembra che l’ex sindaco di Roma non abbia più molto margine di difesa. L’ultima parola, tuttavia, spetta al gub Balestrieri.

I rischi di questa vicenda sono due. Il primo è che gli altri politici, dei quali nessuno al di fuori del Ministro Carlo Calenda ha pubblicato le proprie spese (come raccontato in Silenzi di Stato) strumentalizzi la vicenda come alibi per la propria non trasparenza. Il secondo è che se i cittadini continueranno a non chiedere, nessuno sarà incoraggiato a pubblicare.

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