Europa, ecco dove la trasparenza è un lusso

EPA/OLIVIER HOSLET

di Elisa Murgese

Se in Italia sono i cittadini a essere tenuti lontani dalle informazioni governative con un novello Freedom of Information Act poco degno del suo nome – in Europa il meccanismo potrebbe farsi ancora più complesso. Infatti, allargando lo sguardo al Vecchio Continente, non solo i cittadini sono tenuto all’oscuro delle mosse della Commissione europea, ma anche i governi dei singoli stati. Un controllo elitario che evidenzierebbe la nullità di norme per la trasparenza con un’anzianità di oltre quindici anni, ma non per questo efficaci. A rivelarlo “Transparency through tinted windows” (“Trasparenza attraverso vetri oscurati”), l’ultimo studio sulla trasparenza pubblicato dal think tank OEIC (Organisation for European Interstate Cooperation).

Il report analizza oltre 6.000 richieste di accesso dati inviate nel 2013: di queste, quasi il 90% sono state accettate (completamente o parzialmente). Un dato che si delinea come un fiore all’occhiella nell’applicazione delle norme sulla trasparenza. Ma l’occhio attento di Staffan Dahllöf, freelance reporter di Copenhagen esperto in accesso dati in Unione europea, ha scelto di soffermarsi sulle ragioni di quel 10% di richieste rispedite al mittente. In altri termini, le tanto famose “eccezioni” a cui i burocrati europei possono appellarsi per tenere segrete alcune procedure mostrano come Commissione europea “abbia un debole per la protezione delle sue operazioni (come ispezioni, indagini e decisioni ancora in discussione)”. Un 10% che mostra quanto – su temi davvero rilevanti per l’Ue – l’Unione riesca sempre ad avere l’ultima parola, e quindi a scavalcare le norme sulla trasparenza.

NON è un Freedom of Information Act

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Dopo tre settimane di attesa, il Governo ha finalmente pubblicato il Decreto Trasparenza approvato in Consiglio dei Ministri il 20 Gennaio scorso. La versione definitiva dimostra solo lievi modifiche rispetto alla bozza diffusa, a fine gennaio, da Il Fatto Quotidiano e Valigia Blu.

Tutte le preoccupazioni da noi già espresse devono, quindi, essere tutte confermate.

Infatti, benché la relazione illustrativa parli di equivalenza ai sistemi anglosassoni di Freedom of information act (FOIA), nella pratica questo decreto è un’arma assolutamente spuntata nella lotta per una vera e concreta trasparenza. Ai cittadini è concesso solo un principio teorico senza alcuna garanzia concreta di accesso a documenti dati e informazioni; non vengono abrogate, peraltro, le disposizioni in materia di accesso previste dalla legge 241/1990 e quindi si creano due strumenti di accesso “paralleli” i cui confini e rapporti non siano chiaramente delineati.

Nello specifico ecco perchè NON è un FOIA:

Madrid, la capitale trasparente

Foto: esmartcity.es

Elisa Murgese

Curioso di sapere il costo della ristrutturazione nella scuola di tuo figlio? Ti domandi quale degli assessori comunali guadagni di più e quale sia uscito con il voto più basso dall’università? Non capisci perché i lavori di riqualificazione delle strade vadano a rilento?

Se abiti a Madrid, ti basta una mail per avere queste risposte.

Da otto mesi, infatti, nella capitale spagnola – guidata da Manuela Carmena – è nato il primo Ufficio Trasparenza nella storia della città. A capo dell’equipe di cinque persone Victoria Anderica Caffarena. Laureata in Legge e con un master in Comunicazione, Caffarena ha partecipato per cinque anni al progetto Access Info Europe, dove ha lavorato per l’approvazione di una legge sulla trasparenza in Spagna. Ora, vuole riuscire ad andare oltre “la poco ambiziosa legge statale”, facendo di Madrid un avamposto della trasparenza.

È la prima volta che il governo di Madrid ha un ufficio per la trasparenza?
Sì, è la prima volta. Negli anni passati i progetti di trasparenza del municipio non erano mai stati così ambiziosi e non si dava grande importanza ai dati che venivano pubblicati. Ora, invece, la nuova giunta ha l’obiettivo di rendere Madrid un riferimento per la trasparenza. È una grande sfida, ma abbiamo quattro anni per farcela.

Una sfida resa ancor più difficile dal fatto che la legislazione nazionale spagnola sulla trasparenza non è così soddisfacente…

portal de transparenciaSì, esatto. Nel 2013 il Governo di Rajoy ha approvato una legge molto debole che ha portato la Spagna a posizionarsi in pessime posizione nel ranking internazionale di accesso all’informazione. Una legge per nulla ambiziosa, dove si cerca di limitare in tutti i modi il reale accesso dei cittadini alle informazioni, con numerose eccezioni e attraverso l’obbligo della carta d’identità elettronica. A Madrid siamo partiti proprio dal ridurre queste eccezioni per migliorare la possibilità delle persone di chiedere informazioni.