Decreto trasparenza: senza modifiche drastiche non è un vero FOIA

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Il Decreto Trasparenza, approvato nel Consiglio dei Ministri del 20 gennaio, non è ancora stata pubblicato dal Governo (già, non c’è stata trasparenza sulla legge sulla trasparenza!) ma il 27 gennaio, Il Fatto Quotidiano e Valigia Blu ne hanno pubblicato una bozza.

Purtroppo, già alla prima lettura questo testo è assai deludente e sicuramente non all’altezza delle promesse che il Ministro Madia e lo stesso Presidente Renzi hanno ripetuto pubblicamente nei mesi scorsi.

Il decreto, infatti, istituisce una nuova tipologia di accesso che non sostituisce quella prevista dalla Legge n. 241/1990. Anzi, il nuovo “accesso civico”rappresenta una sorta di accesso di serie B in quanto consente a chiunque di vedere ed avere copia di dati e documenti solo ove non ricorrano una serie di numerosissime eccezioni che, di fatto, attribuisce un ampio potere discrezionale alle pubbliche amministrazioni.

Inoltre:

– i rimedi giudiziari previsti non sono veloci e poco onerosi e non è previsto alcun rimedio stragiudiziale (es. ricorso ad ANAC);
– non sono previste adeguate sanzioni in caso di accesso illegittimamente negato;
– le pubbliche amministrazioni possono continuare ad applicare il silenzio-diniego rendendo molto arduo il percorso di richiesta;
– non è previsto che l’accesso ai documenti informatici sia sempre gratuito;
– non sono indicati precisamente i costi che potranno essere richiesti al richiedente (es. per riproduzione e spedizione).

Se il testo non sarà modificato nelle prossime settimane, questa sarà l’ennesima occasione perduta per fare dell’Italia un paese più democratico e giusto. Oggi siamo solo 97° su 103 paesi nel ranking internazionale di accesso all’informazione e secondo l’ultimo rapporto di Transparency International penultimi in Europa e 61° nel mondo per lotta alla corruzione.

Noi di Diritto Di Sapere, insieme a tutti gli altri promotori della campagna FOIA4Italy, chiediamo al Presidente del Consiglio Matteo Renzi di modificare il decreto per far sì che gli italiani possano beneficiare della trasparenza che si meritano e di cui hanno bisogno per partecipare attivamente alla vita della democrazia.

Chiediamo inoltre al Parlamento, che sul testo proposto dal Governo dovrà esprimere un parere obbligatorio anche se non vincolante, disegnalare queste manchevolezze e vigilare affinché la normativa sull’accesso sia davvero evoluta e all’altezza delle promesse fatte fin qui dai rappresentanti dell’Esecutivo, all’altezza degli altri Paesi e del nostro futuro.

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