PEC: comunicare con la Pubblica Amministrazione non è gratis

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di Claudio Cesarano

L’adozione della Posta Elettronica Certificata (PEC) da parte delle Pubbliche Amministrazioni è stato un procedimento accidentato, accompagnato da critiche e ritardi. Tuttavia, è l’attuale smantellamento del progetto di PEC gratuita per i cittadini a svelare il difetto più grave di questo sistema: quello che è nato come strumento per rendere più semplice, sicura ed economica la comunicazione coi cittadini, è diventato un serio ostacolo per l’accesso ai documenti detenuti dalla Pubbliche Amministrazioni ed è incompatibile con gli standard internazionali sul diritto alle informazioni.

Come funziona la PEC?

Benché in apparenza del tutto simile alla posta elettronica tradizionale, la PEC offre maggiori garanzie dal punto di vista della sicurezza: ogni fase della spedizione e della consegna di un messaggio genera delle ricevute elettroniche che attestano la correttezza del procedimento (che può avvenire esclusivamente tra caselle PEC) e identificano precisamente mittente, destinatario e orari. Grazie a queste sue caratteristiche la PEC assume lo stesso valore legale di una raccomandata con ricevuta di ritorno.


Il Codice dell’Amministrazione digitale del 2005 obbliga le Pubbliche Amministrazioni ad attivare una casella PEC e a pubblicarne l’indirizzo sul loro sito internet; se il cittadino possiede una casella PEC può decidere di ricevere lì in formato elettronico gli atti e le comunicazioni che lo riguardino. Gradualmente l’obbligo di attivazione di un indirizzo PEC viene imposto a vari livelli: dal 2009 a tutti i professionisti iscritti a un albo, dal 2011 a tutte le imprese e dal 2013 alle ditte individuali e le nuove Partite Iva.

La breve vita della PEC gratuita

Per cercare di estendere a tutti i cittadini l’uso della PEC, il Governo Berlusconi avviò nel 2009 il progetto Posta Certificat@: a ogni cittadino che ne avesse fatto richiesta veniva fornita gratuitamente una casella di posta elettronica certificata chiamata CEC PAC con estensione “@postacertificata.gov.it”. Questo particolare sistema di posta certificata consente al cittadino di comunicare esclusivamente con la pubblica amministrazione e serve a richiedere informazioni, inviare istanze o documenti e partecipare a concorsi pubblici; non può, invece, essere utilizzato per comunicazioni tra aziende, professionisti o tra cittadini.

Il progetto, tuttavia, si è dimostrato un fallimento: l’obiettivo di attivazione di 2 milioni di caselle entro il 2010 non è stato raggiunto e l’83% delle caselle attivate non sono mai state utilizzate per alcun invio. Nel 2014 è, dunque, iniziato lo smantellamento di questo sistema di PEC gratuita: a partire dalla fine dell’anno scorso non è più possibile attivare nuove caselle e dal 18 settembre 2015 non sarà più possibile accedere alla propria casella.

Tutti gli utenti CEC-PAC che ne facciano richiesta potranno usufruire gratuitamente, per un anno, di un indirizzo di PEC rilasciato da uno dei gestori PEC accreditati presso AgID, mentre a partire dal secondo anno, chi vuole mantenere la sua casella PEC dovrà sostenere i costi praticati sul mercato dai diversi gestori accreditati.

I costi per il diritto di accesso

La fine del progetto di PEC gratuito per i cittadini danneggia il sistema di accesso alle informazioni per varie ragioni. La PEC, infatti, è ora stabilmente parte del protocollo per le comunicazioni tra PA e cittadini: basta fare un giro dei portali delle pubbliche amministrazioni per notare come gli indirizzi PEC siano l’unico contatto di posta elettronica.

Eppure la maggiornaza dei cittadini non possiede un indirizzo di posta certificata. A meno di non voler consegnare le richieste di accesso a mano o via fax (che sembra tornato di moda a Milano), i cittadini devono rivolgersi a provider privati per attivare una casella PEC con costi annuali che vanno dai 5 ai 40 euro.

L’esercizio di un diritto riconosciuto a livello internazionale passa quindi da una spesa immotivata se si considera che in molti altri Paesi è possibile inviare richieste di accesso con una semplice email e che in Gran Bretagna è consentito persino l’invio di richieste d’accesso attraverso i social network. Come sottolineato in un’intervista dall’Avvocato Ernesto Belisario, a cambiare è soprattutto il rapporto tra cittadini e pubblica amministrazione guidato da una reciproca fiducia.

In un contesto in cui la cultura dell’accesso è praticamente assente, la PEC italiana invece di rappresentare una garanzia di legalità, costituisce un ostacolo all’accesso alle informazioni e ai documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni e non fa altro che allontanare i cittadini dall’esercizio di un loro importantissimo diritto.

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