Open Media Coalition: perché il Decreto Trasparenza non è un FOIA

Foto di lestaylorphoto (CC BY-NC-SA 2.0)
Colorful Information – Foto di lestaylorphoto
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Il verdetto è netto. Il decreto trasparenza varato dal Consiglio dei Ministri del 15 febbraio 2013, e promosso come il Foia italiano dal Ministro Patroni Griffi, non introduce alcuna norma che possa definirlo un Freedom of Information Act come quello statunitense e britannico.

A dirlo è l’analisi del testo condotta per Open Media Coalition da Access-Info Europe, una delle più riconosciute associazioni indipendenti di analisi del diritto all’informazione, e da Diritto Di Sapere, che in Italia e promuove il diritto di accesso. Le due associazioni hanno confrontato il testo italiano con le leggi più avanzate a livello internazionale e i parametri utilizzati da Global Integrity.

Secondo Helen Darbishire, direttore esecutivo di Access-Info, il decreto italiano è una legge sulla trasparenza, ma non contiene alcuna misura che metta l’Italia in linea con la normativa internazionale sul fronte del diritto di accesso all’informazione, che nelle democrazie più avanzate garantisce ai cittadini il diritto di richiedere e ottenere dalle istituzioni documenti e dati pubblici, ma non pubblicati.

Pur parlando di “accesso civico” nell’articolo 5, infatti, il decreto non espande veramente il diritto dei cittadini di richiedere informazioni pubbliche, ma non pubblicate, perché non va a toccare la legge italiana sull’accesso (L. 241/90). Come già segnalato da Open Media Coalition, a cui aderisce anche DDS, questa legge non è adeguata agli standard internazionali del diritto all’informazione e non porta significativi miglioramenti.

OMC rileva, inoltre, che nel processo di creazione della legge non sono state ascoltate le varie organizzazioni italiane che si occupano di open government e open data che in numerose occasioni hanno cercato il dialogo con il governo.

Nota: Tra i prossimi passi di Diritto Di Sapere c’è anche il primo monitoraggio sul diritto di accesso in Italia, che sarà presentato nell’aprile 2013 al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia.

*Aggiornamento:
In una prima versione del post segnalavamo che questo decreto abrogava l’articolo 18 del D.L. n. 83/2012 (il cosiddetto Decreto Sviluppo), considerato la norma più rivoluzionaria ed efficace approvata di recente in materia di trasparenza. La norma in questione prevedeva l’obbligo per tutte le Pubbliche Amministrazioni italiane di pubblicare online in formato aperto tutti i dati di spesa superiori ai mille euro (a partire dal primo gennaio 2013)

I punti chiave dell’articolo 18 del decreto Passera sono stati reinseriti negli art. 26 e 27 di questa legge. Nella prima bozza di decreto che è circolata l’articolo 18 era stato abrogato e non ripristinato.
La discussione su cosa c’è o non c’è nel decreto soffre infatti del fatto che questa è forse la prima legge segreta sulla trasparenza. Non c’è infatti stata consultazione pubblica e tutte le versioni del decreto che sono circolate sono infatti frutto di leak.
Il nostro auspicio è che gli obblighi di trasparenza, concepiti nell’articolo 18 e poi ripresi in questo decreto, ci saranno anche in ciò che sarà (finalmente) pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

9 comments
  1. […] Darbishire, direttore esecutivo di Access-Info, riassume così i risultati del confronto: il decreto italiano è una legge sulla trasparenza, ma non contiene alcuna misura che metta […]

  2. […] Darbishire, direttore esecutivo di Access-Info, riassume così i risultati del confronto: il decreto italiano è una legge sulla trasparenza, ma non contiene alcuna misura che metta […]

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  6. In realtà l’art 18 del D.L n. 83/2012 è stato sì abrogato ma riproposto agli artt. 26 e 27 del decreto trasparenza. Cercate di essere più precisi!

    1. Oscar, grazie della precisazione. In effetti sì, i punti chiave dell’articolo 18 del decreto Passera sono stati reinseriti negli art. 26 e 27 di questa legge. Ma inizialmente l’art. 18 era stato abrogato e basta. Non è stato facile nè scontato reintrodurre gli obblighi di pubblicazione che prevedeva (in pratica su tutto ciò che valeva più di mille euro) perché nella prima bozza di decreto, circolata all’inizio di febbraio, non c’era nulla del genere.

      La discussione su cosa c’è o non c’è nel decreto soffre infatti del fatto che questa è forse la prima legge segreta sulla trasparenza. Non c’è infatti stata consultazione pubblica e tutte le versioni del decreto che sono circolate sono infatti frutto di leaks.

      Il nostro auspicio è che gli obblighi di trasparenza, concepiti nell’articolo 18 e poi ripresi in questo decreto, li ritroveremo anche in ciò che sarà (finalmente) pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

      Mi dicono che potrebbe arrivare tra non più di dieci giorni. Confesso che aspettiamo con un po’ di trepidazione e molta speranza. Anche se non credo ci saranno novità sul fronte della trasparenza “proattiva” che rimane, ahimé, regolata dalla 241 e che è il centro del lavoro di Diritto Di Sapere.

  7. […] I paesi un tempo ad est della cortina di ferro stanno da tempo dettando la linea in tema di FOIA mentre altri, come l’Italia, faticano a mettersi al passo con le democrazie più “open“. […]

  8. […] decreto avevamo parlato già un mese fa spiegando che questo decreto non introduce alcuna misura che possa farlo definire un Freedom of […]

Rispondi a Il governo Monti ha mentito sulla trasparenza. MA NOI DIGERIAMO TUTTO, ANCHE LE MENZOGNE | Centro Sociale Orsomarso Annulla risposta

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