Open Data Day a Bologna: come è andata

In un giorno così forse nessuno avrebbe scommesso sulla riuscita dell’Open Data Day a Bologna.

Sabato mattina, e non uno qualsiasi. Il sabato prima di quelle che da molti commentatori politici sono state considerate le elezioni più importanti degli ultimi decenni per l’Italia (e, per un certo equilibrio politico ed economico, per tutta l’Europa).
In più, un sabato con una neve fitta che a Bologna non si vedeva da un po’, di quella che si appiccica alle scarpe e ti sale fredda fin dentro le narici. Gli scettici sarebbero rimasti rintanati in casa davanti a una bevanda calda. I pigri si sarebbero voltati dall’altro lato nel letto, attorcigliandosi nel piumone. Ma gli attivisti si sarebbero presentati puntuali all’appuntamento delle 10 presso lo Urban Center di Sala Borsa a Bologna.

È iniziata così la nostra giornata del 23 febbraio per parlare di open data e, estendendo il campo, di accesso alle informazioni pubbliche, in collaborazione con Hacks/Hackers Bologna.
Un gruppo di cittadini attenti e attivi ha preso parte alla mattinata, che aveva l’intento di spiegare cosa è l’accesso e di dare indicazioni utili e concrete su come “sporcarsi le mani” con le richieste di dati alle pubbliche amministrazioni. La  formula è quella del Requestathon, che Diritto di Sapere sta cercando di portare in giro per l’Italia in numerosi e differenti contesti: quali sono i diritti del cittadini, come presentare le proprie richieste d’accesso e a chi, e con quali modalità?

La giornata è stata aperta dai saluti delle istituzioni ospitanti. Prima Dimitri Tartari, del Coordinamento del Piano Telematico della Regione Emilia-Romagna, e poi Matteo Lepore, assessore alla Comunicazione, Tecnologie, Relazioni Internazionali e Marketing Territoriale con delega per gli Open Data del Comune di Bologna, hanno sottolineato il loro impegno come rappresentanti di pubbliche amministrazioni al rilascio di dati aperti. Un impegno che non finisce con la pubblicazione di dataset liberamente fruibili dai cittadini e che si muove in qualche modo dall’alto verso il basso, ma anche uno sforzo a essere bravi ascoltatori delle esigenze che provengono dal basso, dimostrandosi sensibili alle richieste dei dati che servono alla cittadinanza.

Perché i cittadini hanno bisogno di avere i dati pubblici a loro disposizione?

Per molti e vari motivi: per un controllo dell’operato delle pubbliche amministrazioni, per creare nuove risorse economiche attraverso la creazione di applicazioni che usano questi dati, ma anche per raccontare storie. Storie di numeri e dati, ma soprattutto storie di persone che si nascondono dietro quei dati. È stata Elisabetta Tola, giornalista scientifica e co-fondatrice di Hacks/Hackers Bologna, a illustrare cosa sono gli open data e quali i possibili utilizzi per tutti i cittadini (qui la sua presentazione).

Ma il dato aperto da solo non basta.

Un accesso completo ai dati delle PA passa anche attraverso il riconoscimento legale del diritto dei cittadini di poter fare richieste di accesso a specifiche informazioni, alle quali le P.A. sono tenute a rispondere in tempi congrui. È il  cosiddetto FOIA (Freedom of Information Act), presente e attivo già in numerosi Stati, ma non ancora in Italia, come ha raccontato Guido Romeo di Diritto di Sapere (qui la presentazione).

Com’è la situazione italiana? Quali sono i limiti e i vincoli legali per le PA a pubblicare dati aperti e a rispondere alle richieste di accesso dei cittadini? Cosa ci distanzia dai best cases e dalle best practices nel resto del mondo? Michele Martoni, avvocato e professore a contratto di informatica giuridica presso il Cirsfid dell’Università di Bologna, ha descritto una situazione complessa e in evoluzione, in cui la società civile può fare molto in termini di pressione sulle istituzioni, usando i dati, richiedendoli e spingendo verso la trasparenza (qui la presentazione di Michele Martoni).

Parole, parole, parole… E poi? Richieste!

Ma si è solo parlato o ci siamo dati da fare con un po’ di richieste?
Ovviamente il Requestathon è stato il fulcro della seconda parte della mattinata e insieme con gli amici di Hacks/Hackers Bologna abbiamo evidenziato quali siano le caratteristiche che deve avere una richiesta di accesso alle informazioni delle P.A,, provando a stendere delle bozze con alcuni dei cittadini presenti, che avevano già in mente argomenti di richiesta.

Una mattinata positiva, piena di energia e spunti che ci ha dimostrato una volta in più che il cammino intrapreso da Diritto di Sapere passa a volte per vie tortuose e complicate, ma è un percorso che serve sia alle P.A. sia, soprattutto, alla società civile. E raccoglie spesso nuovi compagni di viaggio.

1 comment
  1. […] Day, fa un bilancio della giornata, svoltasi il 23 febbraio scorso (anche Diritto Di Sapere vi ha preso parte). Come si costruiscono community “civiche”, che collaborino con le istituzioni? Quale […]

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