Open Data Day: ci vediamo a Bologna il 23 febbraio!

Sabato 23 febbraio in tutto il mondo si parlerà di open data… ma soprattutto si “farà” open data!
Questo è l’obiettivo dell’Open Data Day, un incontro di cittadini per lavorare sugli open data: per capire a cosa serve “aprire i dati”, per creare applicazioni e visualizzazioni e per chiedere all’amministrazione l’adozione di politiche di apertura e trasparenza. Il tutto in un contesto informale, con voglia di collaborare e imparare.

Diritto Di Sapere c’è! Con Hacks and Hackers Bologna abbiamo organizzato una Requestathon per mostrare a tutti gli interessati a cosa può servire l’accesso agli atti in pratica e quali sono le informazioni a cui possiamo accedere e perché sono importanti per i cittadini.

…ehi, ma cosa è una Requestathon?

Semplice: vi mostreremo come fare richieste di accesso ai dati non ancora disponibili, con esempi e assistenza per la compilazione delle richieste da parte del gruppo di Hacks&Hackers Bologna e del team e degli esperti legali di Diritto Di Sapere.

L’incontro si svolgerà dalle 10 alle 13, presso l’Urban Center – Sala Borsa di Bologna e ha il supporto e l’adesione del Comune di Bologna e della Regione Emilia-Romagna. Questo è il programma della giornata.

Se siete interessati a saperne di più, ecco gli eventi dell’OpenDataDay in tutto il mondo (in Italia sono previsti incontri in diverse città). Se volete dare una mano date un’occhiata al wiki.

Se volete maggiori informazioni sull’incontro di Bologna, scriveteci… e ci vediamo sabato!

Se al ministro non piace l’accesso (persino in Danimarca)…

Il palazzo di Christianborg, sede del Parlamento Danese. Foto di Troels Dejgaard Hansen (CC BY-SA 2.0)
Il palazzo di Christianborg, sede del Parlamento Danese. Foto di Troels Dejgaard Hansen (CC BY-SA 2.0)

C’è del marcio in Danimarca? Forse.
Sicuramente la situazione del diritto d’accesso è meno rosea rispetto agli altri paesi scandinavi, tra i più attivi in ambito di trasparenza e accesso alle informazioni.

In queste settimane, infatti, si parla molto di accesso, specie a causa di un disegno di legge in discussione in Parlamento.
Ribattezzata dai critici “Yes-Minister”, la legge escluderebbe dall’accesso alcuni documenti politicamente sensibili.

L’elemento che sta scatenando discussioni tra chi si occupa di accesso all’informazione è il comma che segue:

Il diritto d’accesso non comprende documenti interni e informazioni comunicate da una pubblica amministrazione all’altra, quando c’è ragione di credere che un ministro ha o potrebbe avere bisogno di un parere o di supporto:
1. tra un ministero e i dipartimenti e authority subordinate
2. tra differenti ministeri

L’indicazione di “documenti interni” non va confusa con i documenti preparatori interni, citati in molte leggi sull’accesso, spiega il giornalista Staffan Dahllöf su Wobbing.eu: questa legge riguarderebbe anche le versioni finali di alcune leggi, così come documenti che contengono comunicazioni tra vari dipartimenti e ministeri.

Diversi esperti ritengono che, con la legge in vigore, probabilmente sui media non ci sarebbe traccia di diverse delle questioni politiche dibattute in Danimarca in questi mesi, dal tentativo di aggirare trattati internazionali sui rifugiati politici su una controversa questione di tasse che riguarda il primo ministro danese Helle Thorning-Schmidt.
Nonostante le proteste, però, la proposta sembra avere il consenso della coalizione al governo ed è previsto che venga approvata in primavera.

Alla luce di tutto ciò, alcuni giornalisti hanno chiesto accesso ai documenti sulle comunicazioni su questo argomento tra l’attuale governo e il precedente.

L’accesso è stato negato.

Il segnale è importante perché mostra che il diritto di accesso non va solo conquistato, ma anche protetto e difeso una volta che si è sviluppato. È una lezione importante per l’Italia che sembra volersi muovere verso un’espansione di questo diritto fondamentale per una democrazia evoluta.

#Salviamogliopendata (e una rettifica per amor di trasparenza)

Agorà Digitale ha completato un lavoro importante con la sua Settimana della trasparenza

Il profondo rosso della trasparenza italiana
Il profondo rosso della trasparenza italiana

(il rapporto, da cui è tratta anche l’immagine a fianco, è qui) pubblicando un vastissimo monitoraggio sulle spese della Pubblica Amministrazione. Ne scrive attentamente Virginia Fiume su Nòva24-Il Sole24Ore citando Diritto Di Sapere per il nostro impegno nella promozione – insieme a molti altri riuniti nel movimento Foia.it – per una riforma della legge italiana sull’accesso all’informazione (la “terribile” 241/1990).

Dobbiamo ringraziare Virginia per l’attenzione ma anche fare una precisazione. Diritto Di Sapere non ha in alcun modo contribuito all’inchiesta di Bloomberg sui derivati della città di Cassino. Una breve descrizione dell’inchiesta è tra i nostri casi di studio e dobbiamo confessare che il lavoro dei due giornalisti di Bloomberg, Elisa Martinuzzi e Lorenzo Totaro, è stata un’importante fonte di ispirazione per lanciare DDS.

Non abbiamo in alcun modo contribuito a ciò che hanno fatto, ma speriamo di aiutare altri a imboccare con successo la stessa strada. Per migliorare il giornalismo e la democrazia italiana.