Matteo Renzi e quel pericoloso malinteso sulla trasparenza

Confesso che ieri sera, al primo confronto tra i candidati alle primarie del centrosinistra speravo qualcuno giocasse la carta della trasparenza in maniera più decisa. Non lo hanno fatto, ma il tema ricorre nel discorso politico e la richiesta da parte della società civile cresce.
Un buon termometro su questo fronte è stato l’Open government summit di qualche giorno a fa a Roma. È stata l’occasione di ascoltare in prima persona come alcuni decisori pubblici interpretano l’open government e in particolare il diritto di accesso all’informazione.
Il tema del diritto di accesso è stato in realtà il punto di partenza della giornata visto che, moderando il primo panel della mattinata non potevo che richiamare il “right to information” come uno dei fondamenti più importanti della trasparenza di cui oggi tanto si parla sia in nella cronaca (per invocarla) che nei programmi politici (per prometterla).
Il Ministro della Funzione Pubblica Filippo Patroni Griffi, messo alle strette da Alessandro Gilioli de L’Espresso, si è lasciato andare a una dichiarazione sulla possibilità imminente di avere un “freedom of information act” italiano, o meglio «qualcosa del genere…». L’ambizione, ha chiarito il ministro, è di pubblicare online tutti i dati della pubblica amministrazione.
Grazie a Twitter, dove #ogs12 era diventato rapidamente trending topic, al Ministro ha fatto subito eco Matteo Renzi invocando – via social – una «trasparenza totale secondo il Freedom of Informatio Act»
e allegando uno stralcio delle sue idee di programma (attendiamo il programma vero e proprio) che appunto recita: «documenti e informazioni della Pubblica Amministrazione devono essere accessibili on line per chiunque, senza richiesta motivata».
Posto che in Italia il diritto di accesso all’informazione dei cittadini va certamente riformato (è la missione di Diritto Di Sapere), è preoccupante vedere che il “Freedom of information act” venga citato in modo così bislacco…
L’ottima Giulia Barrera, parte del movimento Foia.it ha cercato di mettere un po’ di punti sulle “i” ma sembra chiaro che sia Patroni Griffi che Renzi non hanno veramente letto, nè riflettuto molto su come funziona il principio del diritto di accesso all’informazione.
Il risultato è un malinteso molto pericoloso: il Foia non impone di pubblicare tutto online: sarebbe impossibile e affogare nell’informazione è spesso uguale a non averla… Piuttosto permette ai cittadini di ottenere, dietro richiesta, accesso ai documenti che richiedono.
In tutto il mondo le varie leggi sul diritto di accesso, le cosiddette “freedom of information laws”, regolano la trasparenza “reattiva” ovvero quando e come un’amministrazione deve rispondere alla richiesta di un cittadino.
La pubblicazione online, invece, non è altro che una trasparenza “proattiva” in cui l’amministrazione sceglie cosa pubblicare (tipicamente il bilancio, i dati ambientali su qualità dell’aria e tutti gli open data che oggi sono così di moda). Di questo genere di trasparenza si parla nella legge anticorruzione e nel famoso articolo 18 del decreto Passera.
Tra trasparenza proattiva e reattiva c’è perciò una bella differenza e giuristi (Patroni Griffi è magistrato) e amministrativisti dovrebbero conoscerla bene.
La distinzione è importante perché una buona regolamentazione della trasparenza reattiva è la migliore (e forse l’unica) garanzia di una una democrazia davvero trasparente.
(In Italia è la legge 241/90, che ha diversi punti da aggiornare, come abbiamo spiegato qui).
Eppure il materiale è abbastanza facilmente consultabile. Se parliamo del Foia americano (gli Usa sono sicuramente il paese più citato sull’accesso all’informazione, ma certamente meno avanzati dei Paesi scandinavi che hanno inventato il principio nel 1700) la pagina del dipartimento della Giustizia è molto chiara:«The Freedom of Information Act (FOIA) provides that any person has a right, enforceable in court, to obtain access to federal agency records».

10 comments
  1. […] bocca del digitale e dei suoi temi (anche se molto spesso a sproposito, l’ultimo esempio è il rapporto tra Matteo Renzi e la nozione di accesso all’informazione), mostrando un entusiasmo che finora ha prodotto un sacco di belle parole (quelle di Giulio Terzi […]

  2. Sono d’accordo che le due cose siano diverse, ma sicuramente non sono opposte ma piuttosto complementari: se un maggior numero di informazioni sono online — anche tante, non credo che ce ne possano essere “troppe”, finche’ il sito e’ fatto bene (“navigabile”) e le informazioni facili da trovare — un numero minore di persone chiederanno ulteriori informazioni e la gestione di questa “trasparenza reattiva” sara’ piu’ facile da gestire

    1. Grazie Pietro, sono d’accordo con te che trasparenza proattiva e reattiva sono due cose complementari. Ma il punto è che confonderle è pericoloso perchè la “proattiva” di cui gli opendata sono l’ultima incarnazione, non esaurisce il diritto alla trasparenza. Anzi se in una legge scrivi che l’obbligo di trasparenza è assolto attraverso la pubblicazione online, rischi di azzoppare il diritto dei cittadini di chiedere più cose oltre a quelle già pubblicate.

      Tutto questo discorso lo devi poi collocare nel contesto italiano dove il diritto di accesso alle informazioni è particolarmente difficoltoso da esercitare e limitato da come è scritta la legge 241/90 che regola appunto “l’accesso agli atti”. È questo il tema che più ci sta a cuore qui a Diritto Di Sapere e per questo tra qualche settimana lanceremo il nostro monitoraggio sull’accesso, il primo mai condotto in Italia. Qui ne trovi i dettagli: https://blog.dirittodisapere.it/progetto/

  3. http://search.usa.gov/search?affiliate=foia.gov
    The FOIA requires that federal departments and agencies proactively release certain information automatically without waiting to receive a FOIA request.
    Non capisco il malinteso, francamente
    Forse “totale trasparenza” induce a pensare che”tutte” le informazioni della pa debbano essere pubbliche ? Io interpreto che le informazioni di cui si dispone la pubblicazione debbano essere accessibili a chiunque senza richiesta motivata.
    Oggi per la richiesta di accesso agli atti non solo devi fare richiesta motivata ma anche essere parte in causa, averne titolo. Questa non è certo trasparenza totale.
    Non dice, mi pare che assolutamente tutti i documenti della pa vadano pubblicati. Ciò è banalmente impossibile per definizione di sistema informativo…

    1. Stefano, Renzi, e Firenze tutta, mi sembra decisamente avanti in tema di apertura, ma quello che ci preme è che non partiamo da assunti distorti.

      Oggi Renzi spiega sito di Wired.it (perdona l’autocitazione…) che “Cominciamo col dire che le risorse digitali della Pa dovrebbero essere aperte per default. Non solo si devono liberare i dati, ma sviluppare un modo di lavorare per il quale i dati nascano liberi e siano immediatamente a disposizione dei cittadini. Gli open data sono una straordinaria risorsa per il Paese: non è una banale operazione di facciata, ma un sistema nuovo con potenzialità illimitate”. E conclude dicendo che: “Il Freedom of Information Act statunitense costituisce una pietra miliare su cui abbiamo intenzione di impegnarci con forza considerandolo tra le priorità assolute. La vostra iniziativa sulle scuole è forte; sul rischio naturale c’è molto da fare e quello sismico costituisce soltanto un aspetto, per quanto importante. Comunque è già un buon inizio”.

      Mi sembra che le buone intenzioni ci siano, ma cominciamo a definire che cosa si vuole andare a cambiare, sapendo che:

      1. “open by default” e direttamente accessibile online non sono la stessa cosa. Tu ne sai più di me ma è chiaro che non puoi pubblicare tutti i darti di un’amministrazione. Dovrai fare delle scelte di priorità e quindi avere una riforma delle regolamentazioni dell’accesso agli atti è essenziale. Oggi nessuna delle amministrazioni che fa open data ha un sistema – nemmeno consultativo – per capire cosa vogliono pubblicato i cittadini con maggiore urgenza…

      2. Non si può parlare di introdurre il Foia in Italia senza andare a toccare la 241. È un bello slogan, ma è al limite della demagogia e non porterebbe a nulla. Perché non pensiamo a una riforma della 241 a livello nazionale o a regolamenti regionali per facilitare l’accesso?

      3. Una legge non basta. Il caso dei Paesi scandinavi è emblematico: lì la legge sull’accesso era molto vaga fino a pochi anni fa ma la cultura di servizio e apertura al cittadino è talmente forte all’interno delle PA che hanno sempre avuto i migliori score di trasparenza e accesso all’informazione. Oltre alla riforma dobbiamo pensare a cambiare la cultura di tutto un sistema. Ci vorranno anni e bisogna lavorare seriamente. Magari cominciando a pensare a figure di mediazione come un Commissario per l’Accesso con poteri non solo consultivi.

  4. Corretta la puntualizzazione tra trasparenza “reattiva” e “proattiva”.
    Ma perché dici che Renzi le confonde? Conoscendolo non credo sia così, infatti nel programma parla di accessibilità on line, non di pubblicazione massiva. Se non avesse chiara la differenza non avrebbe esplicitato “senza richiesta motivata”, perché se pensasse tutto online non ci sarebbe necessità di richiedere nulla 🙂
    In ogni caso vale la pena specificarlo nel programma .
    Facciamo una proposta? Che ne dici di proporre di modificare il paragrafo in “…senza necessità di una richiesta motivata; anche attraverso la modifica della legge n.241/1990 secondo le best practice internazionali…” Che poi basta mandarla a programma@matteorenzi.it.

    1. Angelo, non ho ancora avuto l’opportunità di discutere direttamente con Renzi di Foia, perciò ci siamo dovuti ingegnare nell’interpretazione di ciò che dice.

      Ottima la tua proposta di modificare il paragrafo del programma. Raccolgo l’invito e gli scriviamo al più presto. Quello che auspichiamo è che si apra una discussione sull’accesso. I giuristi della nostra Pubblica Amministrazione considerano ancora la 241 come la vetta dell’innovazione, ma chiunque la guardi in un contesto internazionale si accorge subito di quanto è limitante e datata.

  5. […] all’avanguardia sul fronte open data. Buono il riferimento al Foia americano, ma da focalizzare meglio. Con la squadra giusta intorno potrebbe fare […]

  6. […] di rendere trasparenti i loro documenti/dati. Come spiega, molto chiaramente, Guido Romeo: https://blog.dirittodisapere.it/2012/11/13/matteo-renzi-e-quel-pericoloso-malinteso-sulla-trasparenza/. Confondere trasparenza ‘reattiva’ e ‘proattiva’ è segno, a mio avviso, […]

  7. […] alzi la mano chi, in un dibattito conclusivo, avrebbe scommesso di sentire pronunciare termini come “FOIA“? D’accordo, magari usati non correttamente, ma già il fatto […]

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